Vogliamo solo i titoli!

La strada dell’informazione pare quasi segnata. Fino a pochi anni fa i 50 quotidiani italiani vendevano complessivamente tra 6 e 8 milioni di copie al dì, oggi forse ne vendono 2 milioni. Ed ogni anno che passa vengono vendute sempre meno copie. Di qui a poco che fine farà l’informazione su carta stampata?

Editori, giornalisti, tutti si interrogano e cercano spiegazioni e soluzioni; ma la discesa sembra inarrestabile e purtroppo si sta quasi raggiungendo la soglia economica, sotto la quale, non è possibile più andare, pena lo smantellamento dell’attività.

Tutti i quotidiani hanno una parte comune di informazione che non si può non dare, che tutti bene o male producono. Poi hanno anche una parte originale, che contraddistingue il tipo di giornale, che esiste ancora,  ma in effetti è un po’ calata, ha perso smalto sia quantitativamente che qualitativamente (visto che rimane più semplice e più attraente da un punto di vista commerciale correre dietro ai social).

Ma queste non sono e non possono essere le motivazioni del crollo delle vendite. Se ci domandiamo: ma la gente, allora, cosa compra? La risposta è semplice: Non compra più.

Non compra più, perché ormai l’interesse verso l’informazione è relegata ad una rapida sbirciata sul cellulare dei titoli ed a limite delle primissime righe di un breve articolo. L’informazione è abbreviata, è fatta solo di titoli che passano sul telefonino.

C’è una chiara ed evidente caduta generale dell’attenzione e dell’approfondimento (che poi si ripercuote anche sulla vita politica e sociale). C’è un problema di brevità, ed una qualità della domanda non più riconoscibile da parte dell’informazione.

Nessun giornale, per ora, ha trovato un nuovo modello di business per rilanciarsi.Tra qualche anno cosa troveremo o non troveremo più?

Io mi immagino che troveremo piccoli editori con edizioni locali on line un po’ approfondite; troveremo notizie on line a livello nazionale ed internazionale limitate al titolo ed a una brevissima spiegazione (a esempio con i 280 caratteri di un tweet); troveremo ancora settimanali o mensili stampati su carta, con approfondimenti, per chi vorrà leggere con attenzione  e cercare di capire a fondo le questioni. Ma forse non troveremo più i quotidiani in edicola.

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