Virus disorientato, preferisce lasciar perdere gli stadi…

Il virus che sta circolando ha dimostrato di aver evitato la sorveglianza e le azioni precauzionali prese dal nostro paese.

Il virus è mutevole, è insidioso; accostarlo ad una semplice influenza è incauto. Perché è vero che in certi casi produce effetti, facilmente superabili, come quelli di un semplice raffreddamento, ma in altri casi invece no, perché mai si era visto negli anni recenti un così duro impegno per i reparti di malattie infettive dei nostri ospedali.

Ed allora si dice che è bene continuare con le restrizioni, cercando di evitare il più possibile l’affollamento.

Affollamento in Italia fa rima soprattutto con stadi e con calcio. Il calcio, meglio dire l’industria calcio, che fa lavorare e distrae dai tanti problemi molta gente. Il calcio, bene o male, pilastro del nostro paese.

Ma anche il calcio da quindici giorni va avanti con ordini e contrordini.

Partite non giocate, rimandate a data da destinarsi (perfino con proposte di rinvio a pochi giorni dopo, forse per ripensamento), partite a porte aperte, partite a porte chiuse. Perché ci sarebbe da salvaguardare la salute, il calendario (intasato dai tanti impegni), gli incassi delle società, l’indotto (giornalisti, tv, trasporti, ristoranti, alberghi, merchandising ecc.), ecc. ecc.

Ogni giorno una notizia diversa su questa o quella partita. La Lega Calcio dice una cosa, le società possono essere o non essere d’accordo ed impuntarsi, il Coni ne pensa un’altra, la Protezione Civile un’altra ancora, l’Assessore Regionale di turno ed il Governo ancora un’altra.

E’ un continuo dietrofront.

Intanto le società hanno pensato bene di vendere comunque i biglietti delle partite (che i soldi fanno sempre comodo); poi si vedrà se lo spettacolo potrà essere assicurato per il pubblico pagante. Pubblico che fino a poche ore prima della partita non sa se può andare allo stadio oppure se troverà i portoni chiusi.

Corre voce che il virus sia disorientato da tutte queste notizie e preferisca rivolgersi altrove, lasciando perdere gli stadi; troppa incertezza di fare un viaggio a vuoto….

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