Imprenditore del web, sempre connesso e velocemente ricco

Il mondo dell’economia e della finanza da qualche tempo è sempre alla ricerca del più giovane ricco imprenditore che si è fatto da solo, partendo da zero, anzi partendo da una start-up. Ma non solo. Il mondo dell’economia e della finanza da qualche tempo sta pure classificando le start up del mondo internet che stanno ottenendo valutazioni impressionanti (in gergo capitalizzazioni),  dopo pochi anni di vita.

immagine1Nel momento in cui scrivo il più giovane ricco che si è fatto da solo è John Collison, 26 anni, irlandese, fondatore nel 2010, assieme al fratello Patrick di una società per i pagamenti online, di nome Stripe. Al vertice invece delle imprese che in poco tempo hanno raggiunto un valore esorbitante troviamo Uber (valore di mercato 41 miliardi di dollari), azienda con sede a San Francisco, la quale fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione software mobile che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti.

Personalmente sono sempre stato interessato e sono sempre stato curioso di conoscere le nuove realtà imprenditoriali di successo e le idee vincenti dei nuovi imprenditori; così che mi capita di effettuare ricerche e cerco di farmi una cultura in proposito.

Ma ogni volta mi pongo la solita domanda: queste valutazioni eccessivamente alte e per di più raggiunte in poco tempo sono reali oppure rappresentano una nuova “bolla finanziaria” che potrebbe esplodere da un momento all’altro? Queste capitalizzazioni sono solo frutto dell’immissione sui mercati di capitali alla ricerca di rendimenti, dovuto ad eccessi di liquidità concentrati su pochi soggetti, che spingono e gonfiano verso l’ alto i valori delle aziende sui cui si è investito, oppure ci troviamo di fronte ad imprese ed idee che possono cambiare l’economia ed il mondo, facilitando la vita di milioni di utenti,che corrono sulla rete e da essa vengono raccolti?

Forse la risposta più coerente è fifty-fifty, cioè 50 e 50.images
Il mio metro di giudizio si basa su una conoscenza approfondita del contesto manifatturiero che non appartiene al mondo di internet; imprese la cui presenza sul territorio è reale e prolungata nel tempo, nonostante sia facile toccare con mano le difficoltà di questo periodo, non solo nella crescita ma anche nella tenuta. Purtroppo invece non ho avuto una conoscenza diretta di soggetti ed imprese che hanno ottenuto importanti successi imprenditoriali attraverso le start up tecnologiche legate ad internet.

A questo punto ritengo importante analizzare l’evolversi della situazione della società legata a Twitter, entrata sul mercato con grande entusiasmo e valutazione, che da qualche tempo sta regredendo progressivamente non solo come valore di borsa ma anche come vera e propria attività (dipendenti licenziati in ogni parte del mondo, importanti manager dimissionari). In pochissimo tempo abbiamo assistito ad una crescita vertiginosa a cui sta facendo seguito una discesa (perdita di valore e di mercato) frenata  ma costante, che non sappiamo se e quando si fermerà.

Per fare un confronto che ci faccia capire i rapporti di valore tra un’azienda tradizionale ed una legata al mondo di internet, prendiamo la  prima azienda italiana e tra le prime trenta al mondo, l’Eni, colosso di impresa nata nel 1953 che soltanto a nominarla incute un po’ di timore, la quale, udite udite possiede oggi una capitalizzazione di mercato soltanto doppia rispetto alla già citata Uber, azienda di servizi del mondo di internet,  fondata nel marzo del 2009, che ha mosso i primi passi nel 2010 ed ha visto nel 2011 ampliare il proprio mercato al di fuori degli Stati Uniti.

immagine3Allora mi ri-domando: può essere possibile che un’azienda come l’Eni, nel suo complesso, possa valere oggi soltanto il doppio di Uber ?

E’ vero che ormai le idee ed i successi corrono sulla rete, con grandi benefici per tutti ed il mercato finanziario si rende conto degli enormi cambiamenti dell’economia e della società grazie a queste idee. Ma nonostante che io ne sia attratto e sia consapevole delle potenzialità economiche, dei servizi offerti e delle opportunità di  lavoro, sarei  comunque un po’ più cauto nel valutare le nuove realtà imprenditoriali, anche perché il divario di performance tra un’impresa manifatturiera classica ed una start up di servizi che utilizza internet come principale strumento di lavoro, appare, alla lunga, troppo sproporzionato.

Stefano Bortoli

 

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