Acquistare o non acquistare prodotti senza imballaggio

Già lo percepisco nel mio piccolo, a casa, con la raccolta differenziata. I due giorni della settimana che ritirano il multimateriale ( vetro, plastica, soprattutto imballaggi ),  il contenitore apposito non basta mai a contenerlo. Gli altri giorni , invece, con l’umido organico, la  carta e cartone ed il non riciclabile, non ci sono di questi problemi.

Il mondo dei produttori di imballaggi sofisticati,  nell’ultimo ventennio è cresciuto in modo davvero esponenziale. Lo possiamo toccare con mano tutti. Quando vado a fare la spesa e non sono di fretta, mi capita di soffermarmi ad osservare, con meraviglia, quei prodotti  il cui costo intrinseco è molto inferiore rispetto al valore della confezione, che per far colpo sul consumatore,  è tanto bella quanto comoda . Per esempio, alcuni tipi di  yogurt oppure i  succhi di frutta, sono contenuti in imballi con un design e con una stampa a colori di alta qualità. Per non parlare poi degli incarti per gli altri prodotti confezionati; per arrivare al contenuto da consumare dobbiamo togliere la plastica, poi il  cartoncino ed  ancora plastica . Quando osservo questi prodotti di alta tecnologia,  mi passano anche alla mente i racconti di mia madre, di quando in tempo di guerra andava a comperare quel poco che il  mercato poteva offrire, sempre portandosi appresso un sacchetto di carta o un barattolo , dove inserire e custodire accuratamente quello che si era riusciti a trovare e,  soprattutto,  a pagare.

Tutta questa premessa per domandarci se vale davvero la pena complicarci la vita, attuando anche una lotta agli sprechi contro gli imballaggi degli alimenti e degli altri prodotti per la casa, favorendo così la riduzione dei rifiuti da smaltire.

Qualcuno ha deciso di farlo.

Per esempio in Italia sono nati dei negozi, così detti “leggeri”. Presenti in città come Torino, Moncalieri, Asti, Novara, Roma e Milano, vendono prodotti esclusivamente sfusi, di qualità. Riso, pasta, cereali, biscotti, ma anche saponi, detersivi. Esposti a vista in dispenser trasparenti, ognuno ha un documento che ne riassume le origini e gli ingredienti.

Chi compera in quei negozi dovrà andare armato di flaconi, sacchetti e barattoli, ma  tale impegno sarà ripagato da un costo inferiore di un 30%, visto che per l’appunto l’imballaggio per contenere la merce non esiste.

Altra notizia recente, viene dalla  Germania, proprio dalla capitale Berlino,  dove si sta affacciando un altro interessante progetto, denominato Original Unverpack, sempre  improntato alla vendita di articoli non confezionati. Stavolta si tratterebbe di un supermercato dove gli articoli in vendita, oltre 600,  non confezionati,  prelevabili da piccoli silos, come fosse birra alla spina, verrebbero inseriti in contenitori propri,  portati da casa.

Tale progetto sta cercando di prendere campo soprattutto sul web, dove cinque donne, appunto le ideatrici del progetto Original Unverpack, lo stanno promuovendo, attraverso il crowfunding ( finanziamento collettivo ),  per cominciare a diffondere in Germania la cultura della spesa alla spina e finanziare il lancio del primo supermarket, quasi a zero rifiuti.

Torneremo alla vecchia drogheria, oppure l’evoluzione e la crescita  degli imballaggi non avrà ostacoli e  ci stupirà ancora di più, facendo accantonare definitivamente l’idea della spesa consapevole  ?

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