Unire le forze per il lavoro

Purtroppo come già descritto nell’ articolo di fine anno ( Lavoro parte 1: Il contesto attuale )    il mondo del lavoro in Italia, anche agli inizi del 2014,  non presenta segnali di rilancio, ed i settori industria e commercio continuano a perdere terreno ed occupazione .

Anche se il mondo politico ci vuol far credere altro, il lavoro deve restare la priorità del paese, la nostra vera emergenza. Pertanto riteniamo opportuno  continuare a stimolare il dibattito interno anche se il contesto politico e sociale è burrascoso e la maggior parte degli attori della nostra politica e del mondo dirigenziale continuano ad arroccarsi su posizioni oramai vecchie, non più comprensibili.

Per questo anche il paese da un punto di vista delle politiche del lavoro,  si trova in uno stato ancora confusionale,  dove si uniscono le vecchie forzestatiche e le nuove che fortunatamente sono accompagnate da entusiasmo e speranza  .

Tra le prime ( le vecchie ) non possiamo non citare

– lo Stato Centrale e le Regioni  che mandano messaggi e speranze da realizzare con iniziative spesso difficilmente praticabili ;

– le Province che negli ultimi anni hanno coordinato le principali attività riferite al mondo del lavoro e che ora si ritrovano con strumenti un po’ obsoleti,  che dovrebbero essere rivisitati e resi più attinenti alle problematiche del momento, ma  trovandosi ancora in attesa della sentenza definitiva circa il loro futuro ( si cancellano o si mantengono ? ) , non hanno la  forza e le risorse necessarie per affrontare il problema alla radice;

– i Comuni, che  dovrebbero essere le istituzioni più vicine al cittadino in difficoltà ed invece di promuovere azioni concrete sul territorio, impiegano le proprie energie soprattutto per cercare di salvare gli enti dalla bancarotta, visto che lo stato centrale ed i cittadini hanno drasticamente ridotto sia i trasferimenti di denaro che la contribuzione obbligatoria.

Tra le seconde ( le nuove )  non possiamo non citare la rinascita di importanti

– cooperative di lavoratori che rilevano aziende chiuse e con dedizione, vista anche l’esperienza accumulata nel tempo, tentano di far risorgere con progetti ridotti ma  equilibrati le imprese che altrimenti non avrebbe più alcuna possibilità di rivivere;

– startup cioè le nuove idee imprenditoriali trasformate in attività, da giovani e meno giovani,  condite da un forte spirito di innovazione e da un alto contenuto tecnologico. E proprio intorno alle start up stanno nascendo, in ogni città, importanti servizi ed opportunità promossi soprattutto da privati e da fondazioni,  come ad esempio gli incubatori ed acceleratori di imprese, i poli tecnologici ed i fondi disponibili a finanziarie tali attività.

Insomma le idee in campo sono tante e molte di ottima fattura . Ad esse si sta appunto creando un contorno per farle sviluppare e consolidare in vere attività che in alcuni casi sono pure di successo. Qua e là nei nostri articoli abbiamo spesso citato le nuove realtà imprenditoriali vincenti , promosse da italiani .

Insomma l’arte di arrangiarsi, accompagnata da un made in Italy difficilmente imitabile, e da una nuova cultura di sviluppo, permettono di sognare avventure imprenditoriali che potrebbe alla fine fare anche sistema.

Molto ancora c’è da lavorare,  per contribuire ad eliminare le problematiche occupazionali per i giovani in cerca di prima occupazione e per quanti si trovano nella fascia di età tra quarantacinque e cinquantacinque anni. E’ qui che ci giochiamo la vera partita, a cui non possono mancare , con proposte ed un impegno fattivo, anche le istituzioni pubbliche ( si veda l’articolo Lavoro parte 2 : proposte per il nuovo anno ) .

E per finire vorremmo dare qualche consiglio perché si cerchi di modificare le modalità di approccio al problema del lavoro .

Perché non cercare di attuare , come nella Provincia dell’Alto Adige , il modello che proviene dalla Germania e dall’Austria, di alternanza scuola-lavoro dove i giovani dai 15 ai 24 anni possono diventare studenti-lavoratori ?  Associare alla  formazione teorica in aula la pratica in azienda, per facilitare poi un inserimento nel mondo del lavoro . Anche se l’impegno sia per  il giovane che per l’azienda può risultare molto pesante, con una comunione di intenti sarà possibile conciliare le esigenze di entrambi.

Perché continuare a considerare la lingua straniera un peso ? Almeno l’insegnamento dell’inglese deve essere vissuto come un investimento , una competenza essenziale e non un soprappiù.

Perché considerare i sistemi informatici solo un gioco, un passatempo ? Avere invece una buona padronanza dei sistemi informatici favorisce lo sviluppo e la crescita professionale.

Perché non effettuare importanti esperienze di vita ?  Viaggiare per conoscere gli altri paesi e le loro abitudini, cercare opportunità lavorative, ad esempio nel periodo estivo, per avere il primo contatto con un mondo del lavoro che oggi è  troppo lontano dalla realtà giovanile.

All’estero tutto questo già avviene. E’ necessario colmare le distanze.

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