Una parola, di questi tempi, può fare la differenza

E’ inutile negarlo, con l’avvento di internet e dei social, una parte della classe politica italiana e mondiale ha pensato bene di attuare le proprie strategie verso il popolo, sfruttando la tecnologia e la diffusione dei nuovi mezzi. E questo con l’uso ripetuto di parole, che vengono offerte alle masse.

Una parola, tante parole, che oggi ci fanno vivere in una vera e propria Babele, dalla cui torre, raggiunta da pochi furbacchioni, si cerca di lanciare messaggi a volte per confondere, per disorientare, a volte anche per introdurre il caos.

Guardate per esempio le prese di posizione di politici o anche di alcune personaggi pubblici, su certi temi, come i vaccini, l’uso dei cellulari ecc. Si fa la voce grossa su questioni prettamente scientifiche con un approccio non scientifico. Come antiscientifico, è troppo spesso il giudizio di membri del Governo, sugli stessi argomenti.

Inoltre dagli stessi membri del Governo o istituzionali, per altre questioni, possono arrivare affermazioni completamente difformi tra di loro. Ad esempio per la situazione economica del paese, ci possiamo trovare contemporaneamente … in recessione, in stagnazione o in espansione… Vabbè si dirà, almeno questi non sono temi scientifici e l’opinione può essere un po’ diversa! Un po’ si, ma completamente, quella no!

E poi meglio non parlare di cappuccini e brioche… perché si sprofonderebbe troppo in basso.

Va fatto presente e pure sottolineato che sì, è vero che un Ministro ha il diritto di avere le proprie opinioni, ma quando ricopre un ruolo così importante, avendo una elevata responsabilità sociale, ha il dovere di agire con moderazione, senza impulso e soprattutto utilizzando la forma e gli “attrezzi” della carica ricoperta. E’ come se un medico, in un convegno scientifico, chiamato a parlare, invece di utilizzare i termini della sua materia, parlasse come l’uomo della strada, oppure insultasse i colleghi che hanno un’opinione diversa dalla sua.

Così, oltre alle tante questioni aperte nel paese, oggi come oggi c’è bisogno anche di ritrovare una rinnovata pacatezza nella parola.

In giro vediamo e sentiamo troppo terrorismo intorno alla parola, che purtroppo genera altrettanto terrorismo sociale. E questo non può essere giusto, perché i nostri progetti, la nostra vita, non devono essere nelle mani di chi sta confondendo.

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