Trump: le sue ultime parole famose

Forse non ci avete fatto caso, ma a Davos, in Svizzera, a gennaio 2020, al 50esima edizione del Forum Economico Mondiale, un Donald Trump molto euforico, ha pronunciato le sue ultime parole famose.

Era galvanizzato (ed anche osannato da una parte del mondo economico) soprattutto per i successi ottenuti in campo commerciale/finanziario/industriale, risultati che numericamente non potevano essere opposti (la matematica non è un’opinione): la disoccupazione era a minimi storici (poco più del 3%), il deficit commerciale era calato di quasi sette punti percentuali, l’industria viaggiava a vele spiegate.

Trump a Davos, al mondo economico, numericamente portava in dote valori inappuntabili; semmai l’appunto gli veniva mosso da tante parti sul modo in cui era riuscito ad arrivare a simili traguardi (abbandono dagli accordi mondiali sul clima per non avere intoppi produttivi, dazi e barriere doganali cioè guerre commerciali ai prodotti stranieri diretti verso gli Stati Uniti, lotta dura all’immigrazione per non avere intoppi all’interno della nazione ecc.).

Oltre a questo, per inciso, Trump si attribuiva anche importanti successi contro il terrorismo e in favore dei progetti spaziali (queste presunte vittorie, invece, non poggiando su base matematica, erano alquanto discutibili).

Il Trump euforico a Davos diceva “… abbiamo riscoperto la grande macchina dell’America e dell’industria Usa. L’America è tornata a vincere come mai prima d’ora”. Lo stesso presidente,  sempre a Davos, prendeva di mira gli ambientalisti e i “perenni profeti di sventura” come Greta Thunberg.

Ed ecco allora le sue ultime parole favole …“Dobbiamo respingere i profeti perenni di sventura e le loro previsioni sull’apocalisse”…

Tempo due mesi, tutto lo scenario d’America era cambiato, a causa del coronavirus. 20% di disoccupazione; continua crescita delle richieste di sussidi statali;  licenziamenti inaspettati tra i “colletti bianchi”, anche tra chi lavora da casa; banche che cominciano a denunciare perdite su prestiti; la maggior parte della aziende in difficoltà. Insomma, il deterioramento di tutte le condizioni economiche e finanziarie, fatte crescere, ad ogni costo, da Trump, nei suoi tre anni di presidenza, è stato rapidissimo e drammatico e nessuno sa quando si fermerà. Quasi come …un’apocalisse

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