Troverà spazio in Italia la cucina virtuale?

All’estero, soprattutto nelle grandi città, il fenomeno si sta diffondendo, ma da noi, in Italia, patria della cucina e del buon mangiare e del ristorante come tradizione di ritrovo conviviale, riuscirà a prendere campo? Non ne sarei così sicuro. Veniamo al dunque.

La tecnologia sta facendo passi da gigante anche nel cibo o nel food che dir si voglia (termine più internazionale adatto alla situazione che andiamo a raccontare).

Come dicevamo prima, soprattutto nelle grandi città estere, stanno nascendo le cucine senza ristoranti, che poi si identificano con i termini di virtual kitchen e dark kitchen.

Possono essere cucine virtuali quelle non identificate con alcuna insegna, organizzate per servire più ristoratori o clienti privati, attraverso veloci consegne a domicilio, in una ristretta zona, perché per ragioni di tempistiche e di qualità, tutte le consegne debbono avvenire in un perimetro urbano ben definito.

Possono anche essere gestite in esclusiva da un unico ristoratore, che decide di potenziare la propria produzione di piatti da offrire nel proprio ristorante per mezzo di una succursale virtuale, oppure per ampliare la clientela con consegne di pietanze a domicilio, su richiesta.

Immaginiamoci allora di trovarci di fronte a grandi cucine attrezzate, prive di insegna, dove all’interno si muovono solo chef e fattorini, in grado di rispondere tempestivamente alle richieste provenienti dai clienti privati e dai ristoratori.

Da un punto di vista economico la gestione di una cucina senza sala, se ben organizzata, può risultare più vantaggiosa ed agile rispetto ad un ristorante tradizionale e potrebbe quindi portare molti a progettare l’attività in tal senso.

Ma attenzione bene: il servizio di consegna, preso per buono che il livello della cucina sia discreto, diventa lo snodo cruciale del successo di questo nuovo modo di fare ristorazione. Infatti la consegna degli ordini, attraverso fattorini propri o per mezzo di società adibite a tale servizio (esempio Deliveroo, Foodora, UberEats), dovrà essere, senza se e senza ma, ordinata e puntuale.

Strano, ma così è, che il successo o meno di questo nuovo modello di business possa dipendere dall’anello più deboli della catena: dai fattorini di cibo, troppo spesso sottopagati e sfruttati.

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