Tollerare gli intolleranti?

Come diceva Churchill… in democrazia, il sistema è imperfetto, ma non ce n’è uno migliore

Ed allora non poche volte, nella nostra società civile, ci ritroviamo di fronte a situazioni dalle quali è difficile uscire, o meglio, comunque se ne esca, non si è fatta la scelta migliore.

Perché anche la migliore democrazia al suo interno ha dei dilemmi che non portano ad una risposta definitiva.

Per esempio, prendiamo l’attualità.

In questo periodo si notano nel nostro paese, dei focolai di estremismo (anche da parte di certa classe dirigente), di razzismo, di odio, quasi di fascismo, che si manifestano pure con dei pestaggi, come pure sono evidenti a tutti svariate forme di degrado urbano che limitano la libertà e la sicurezza dei cittadini.

Ed allora in democrazia, viene da domandarsi: fino a che punto si deve tollerare gli intolleranti?

Guardate che, sembra una domanda retorica o semplice, ma è complessa e difficilmente si può dare una risposta chiara e definitiva.

Perché tollerare la libertà può arrivare a sacrificare l’ordine; questo è evidente. Ma se ci pensiamo bene, al contrario, può accadere che, mantenendo l’ordine, può essere sacrificata la libertà.

Così alla fine si arriva a identificare la tolleranza come un paradosso, termini questi dibattuti e studiati soprattutto dal filosofo Sir Karl Raimund Popper, nato in Austria nel 1902 e morto a Londra nel 1994, il quale nel libro pubblicato nel 1945, La Società Aperta e i suoi Nemici, scriveva: “La tolleranza illimitata porta inevitabilmente alla scomparsa della tolleranza. Se noi rivolgiamo tolleranza illimitata anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo pronti a difendere la società dalle offese devastanti dell’intollerante, il tollerante sarà distrutto, e con lui la tolleranza. Non intendo dire con questo che noi dovremmo sempre reprimere le opinioni dei filosofi intolleranti; fino a che siamo in grado di controbattere con argomenti razionali e mantenerli sotto il controllo della pubblica opinione, impedire loro di parlare non sarebbe saggio. Ma dobbiamo pretendere il diritto di farlo, anche con l’uso della forza, quando sia necessario”.

Passando dalle parole ai fatti, dobbiamo portare almeno l’esempio pratico della Germania, che è detta una democrazia “protetta” perché nella Costituzione dopo la seconda guerra mondiale ha inserito dei principi per cui i diritti non possono essere esercitati per finalità contrarie alla Costituzione stessa ed alla Repubblica, mettendo di fatto fuori legge il partito comunista e quello nazionalista. Con dei rischi di intolleranza.

Ed allora: qual è il sottile confine fra il difendere le proprie idee e l’accettare quelle degli altri?

 

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