Storia, cultura e lavoro per un borgo da rivivere

Se entriamo nel sito www.borghitalia.it e ricerchiamo Ostana, troviamo scritto che : ….Ostana è un piccolo paese di borgate sparse, in posizione panoramica sul versante soleggiato della Valle Po, con vista splendida sul gruppo del Monviso. Nella parte più bassa il fiume Po, appena nato, lambisce il suo territorio. Il modo più semplice per conoscere questo angolo alpino di Occitania è fare il giro completo delle borgate: servono almeno quattro ore di cammino e in inverno è meglio portarsi dietro le racchette da neve. Ovunque si ammirerà la sapienza dell’architettura spontanea che fonde il legno con la pietra e mette alle case un cappello robusto di tetti di lose. Tutto è bello e funzionale, e stringe il cuore vedere l’abbandono di abitazioni e forni comunitari, muri a secco e strade ciottolate, cappelle e piloni votivi. Questa era una montagna popolata, con le grosse lastre di pietra che delimitavano terreni tutti coltivati. Oggi questo immenso patrimonio aspetta di essere sottratto all’oblio…

Proprio da questo breve testo, che ci fa capire le bellezze ma nel contempo l’abbandono di uno dei più bei borghi d’Italia,  vogliamo ripartire per raccontare la scommessa del sindaco del paese, Giacomo Lombardo e di alcune persone che si sono insediate volontariamente . Chi da una parte sogna di collegare di nuovo la montagna e la città, chi dall’altra si è stabilito con figli piccoli per ritrovare ritmi ecosostenibili, e perché no , vivere una decrescita felice.

Come dicevamo Ostana è un borgo di montagna in Valle Po, provincia di Cuneo,  con 35 residente ( un secolo fa erano 1300 residenti ), tre famiglie, sette bambini, un’osteria, un agriturismo, un rifugio, e soprattutto 600 ettari di terreno .

A Ostana il Sindaco si sta dando da fare. Paradossalmente, con tanta fame di lavoro, non riesce a trovare persone interessante a svolgere l’attività di  giardiniere, come pure è alla ricerca di qualcuno che sappia  lavorare la pietra per ristrutturare le diverse baite presenti in zona. Con la tanta terra,  anche se molto frazionata , il primo cittadino ha creato un’associazione fondiaria per riunirla e renderla coltivabile. E chi è disponibile a lavorarla,  può ottenere dal comune un lotto di 10mila metri quadrati, utilizzabili soprattutto per coltivare zafferano, genepy, ginseng.

Chi invece ha deciso di cambiare radicalmente vita lo ha fatto davvero in controtendenza, scommettendo per l’appunto su Ostana. C’è chi , come una biologa, ha lasciato Milano per trasferirsi da sola a 1350 metri d’altezza. C’è un’altra donna che con due figlie piccole ha preso in gestione il rifugio Galaberna, all’ingresso del paese. O ancora un uomo con moglie e due figli , gestisce l’agriturismo “A Nostro Mizoun”, con diverse coltivazioni ed un allevamento di capre himalayane, fatte arrivare appositamente per ricavare e vendere cachemire. 

Insomma,  punti di riferimento e di collegamento indispensabili per favorire quel  flusso di ritorno su un territorio che era stato abbandonato, ma nel quale si può fin da subito ritrovare storia, cultura e lavoro.

E vi sembra poco ?

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