Smart working o lavoro agile: questo sconosciuto

Il telelavoro, un sogno per molti,  in Italia non è di fatto mai decollato. E’ rimasto ad appannaggio di pochi intimi. Ora il Governo cerca di aggrapparsi al “lavoro agile”,  che secondo la terminologia inglese è chiamata “smart working ”, con un  disegno di legge che  vorrebbe portare ad una maggiore flessibilità di esecuzione di un rapporto di lavoro subordinato, con maggiore produttività ma anche agevolazione nei tempi di vita /lavoro.

Si arriverà mai ad un punto d’incontro tra i bisogni delle persone e le necessità del lavoro ? Con il lavoro agile , nell’ era tecnologica e digitale si vuole tentare di  dare un’altra possibilità perché ciò possa realizzarsi. Anche se, contrariamente a quanto uno possa pensare, per una persona per esempio  che vuole lavorare part time sembra ancora più difficile trovare un’occupazione, perché l’assunzione oggi  è considerata una concessione talmente grande che richiedere il part time per esigente di famiglia molte volte viene visto come quasi un’offesa a chi ti offre lavoro.

Metropolitana in sciopero, strada  allegata, incidente che fa da tappo e non è possibile andare né avanti né indietro; spesse volte con la tecnologia di oggi basterebbe operare da casa o da un posto facilmente raggiungibile, condiviso anche con altri,  per iniziare o concludere un lavoro.   Ed allo perché non farlo ?

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Piccoli spazi per grandi progetti, realizzabili ovunque e perché no a qualsiasi ora del giorno o della notte.

Con lo smart working si vorrebbe superare il concetto esclusivo di lavoro da casa. Andare verso una nuova filosofia manageriale, che vorrebbe concedere  nuova autonomia alle persone nel decidere dove, quando e con quali strumenti operare,  a fronte di una maggiore responsabilità sui risultati da raggiungere . Tanto da spingere a progettare maggiori condizioni di flessibilità ed autonomia anche ai gruppi di lavoro all’ interno delle fabbriche.

Nel nostro paese, dove le piccole imprese sono la maggioranza, il così detto lavoro agile fatica non solo ad entrare, ma anche ad essere conosciuto. Un’organizzazione di impresa ancora a livello familiare che ne rallenta l’avviamento, oltre ad una cultura poco propensa al cambiamento, sono fattori che determinano al momento un  ingresso un po’ troppo in sordina del progetto smart working.

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