Scuola: due morti su cui riflettere

.Negli ultimi decenni, lentamente, ma progressivamente, nel mondo della scuola siamo passati dall’insicurezza e dalla fragilità degli alunni, non sempre compresa, a tanti, troppi episodi in cui in ruolo sociale ed il rispetto per gli insegnanti viene calpestato, sia dagli stessi alunni, che dai loro genitori.

Questo capovolgimento ha portato a nudo situazioni in cui a volte gli insegnanti da missionari si sono, loro malgrado, trasformati in martiri.

Innanzitutto va detto che la tutela della salute psicofisica del docente è a carico del datore di lavoro, che altri non è se non il dirigente, il quale, però, a sua volta, in alcuni casi, è anch’esso oggetto di maltrattamenti verbali o fisici.

Quest’anno, nel periodo precedente la fine dell’anno scolastico 2018-2019, due fatti estremamente gravi hanno colpito il mondo della scuola italiana.

Fatti, la cui conclusione è stata tristemente la stessa, ma che hanno avuto origini diverse tra loro. Fatti, sì raccontati, ma in forma troppo marginale, sui quali è bene continuare a riflettere, anche perché non si pensi ad una semplice questione di sicurezza, ma bensì all’ onore da difendere, nei rari casi in cui il professore non abbassa la testa.

Storie, che lasciano non solo due vittime, ma anche tanta tristezza ed agitazione tra quanti sono stati, bene o male convolti in queste vicende, storie che mai potranno dimenticare.

Dicevamo, due fatti.

Uno, in cui un professore del «Gian Battista Vico» di Napoli, accusato di aver avuto rapporti sessuali con due ex allieve non ancora quindicenni, si è ucciso con un colpo di pistola, dopo aver lasciato un privatissimo biglietto scritto alla moglie ed ai figli. Con questa morte non ci potrà più essere, purtroppo, una verità giudiziaria.

L’altro, in cui il preside di otto scuole veneziane, tra cui il noto liceo Marco Polo di Venezia, si è suicidato, ingerendo del veleno, dopo essere arrivato all’esasperazione. La sua gestione era sotto attacco da settimane. Professori, genitori e studenti, avevano appena indetto uno sciopero d’istituto, perché contrari all’accorpamento delle classi terze e quarte, che sarebbero diventate da 25 alunni, in ambienti, come quelli all’interno di un palazzo storico di Venezia, non molto conformi agli standard scolastici. La decisione era comunque stata presa dal provveditore, ed il preside non si era opposto.

Per diversi motivi, i due insegnanti, di cui uno dirigente scolastico, uomini colti ed appassionati del proprio lavoro e molto attivi nella vita sociale, a molti mancheranno, ma ad altrettanti resteranno sempre vicino, come un’ombra.

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