Sarà il caso di cambiare gioco?

Quel brav’uomo del Ministro Tria, che in certi momenti e situazioni fa quasi compassione, visto che ovunque pensi di andare, trova la strada sbarrata (da Salvini, da Di Maio, da Conte, dall’Europa), recentemente ha rilasciato una dichiarazione in cui ha inserito un paragone, che oggi vogliamo riprendere, per rappresentare lo scontro tra il Governo italiano e la sua legge di bilancio ed i vincoli e gli obblighi che l’Europa vuole imporre.

Il paragone è con il così detto “chicken game”, gioco del pollo. Si tratta di un gioco in cui i polli corrono verso il baratro e vince quello che si riesce a fermare per ultimo, facendo attenzione di non cadervi dentro.

Il Ministro Tria facendo riferimento a questo gioco, che alla fine non è tanto un gioco ma è una roulette russa, voleva dire che non conviene a nessuna parte (Italia ed Europa) giocare al “chicken game”, per screditare la politica dell’avversario e fermarsi comunque all’ultimo istante.

Mah, sarà. Veramente sembra che l’unico pollo che in questa situazione potrebbe volare di sotto è l’Italia, dato che tutti gli altri concorrenti polli sono organizzati tra di loro contro il nostro paese ed hanno pure, mediamente, un buon paracadute (nonostante le ammiccate e le buone maniere, solo a parole, ma non confermate nei fatti, di alcuni stati sovranisti, vicini di casa dell’Italia).

Ma lasciamo da parte il MInistro Tria ed i problemi dell’Italia ed allarghiamo l’orizzonte ad altri macro argomenti, fondamentali per il futuro dell’Europa e del mondo. Se dobbiamo trovare nel nostro continente delle connessioni serie e drammatiche con il “chicken game”, crediamo che paragone più azzeccato del gioco del pollo con queste due situazioni, non ci possa essere.

  1. Allargamento della forbice tra chi sta bene (sempre meno persone) e chi sta male (sempre più persone) 
  2. cambiamenti climatici con i disastri che periodicamente si ripropongono in tutta Europa.

Queste, secondo noi, sono le più importanti criticità contro cui è necessario “gareggiare”. Ma purtroppo  le classi politiche e governative europee non si vogliono rendersi conto del baratro vero verso cui stiamo andando.

La forbice della ricchezza che si allarga è evidente a tutti, meno che ai nostri governanti che non attuano politiche che possano arrestare tale squilibrio. Come pure il modello di sviluppo, solo marginalmente tiene conto dei limiti ambientali, e quando può, se riesce, cerca comunque di aggirarli. Così i disastri si ripropongono con maggiore frequenza.

Ma la cosa più preoccupante, se ci pensiamo bene, è quella che in giro non ritroviamo formazioni politiche di un certo spessore, anche su scala continentale, disposte a lottare in tal senso, mentre da noi i politicanti usano tali temi per mera e semplice polemica politica.

Correre verso il baratro ed arrestarsi in tempo per non cadere di sotto. Sarà il caso di cambiare gioco?

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