Il “sabato inglese” dei commessi

E’ proprio così. Per ogni donna/uomo che migliora la vita, con la gestione dei tempi di lavoro e quindi ha più tempo per sé, ce n’è una/uno che la peggiora e di molto. Ci stiamo immergendo nel mondo del commercio, dello shopping, nella grande distribuzione e nei centri commerciali, nei negozi delle catene e delle multinazionali, dove si trovano lavoratori che a volte sono occupati anche di notte, oltre che la domenica e nei giorni di festa. Sempre a stretto contatto con il cliente (che non ha sempre ragione, ma è sempre un cliente), il quale è  attratto dalle così dette “piazze artificiali”, rappresentate da quei centri commerciali, nei cui corridoi tante persone vagano, senza sapere appieno come spendere il proprio tempo, oltre che i propri soldi.

Dal momento delle liberalizzazioni volute dal Governo Monti, è giusto affermare che i lavoratori del commercio sono diventati un vero e proprio laboratorio dello sfruttamento?

Parole forti, parole grosse, ma se andiamo ad intervistare 10 lavoratori del commercio della grande distribuzione o dei centri commerciali, la maggioranza crede che le liberalizzazioni in Italia abbiano prodotto una nuova forma di schiavitù.

Le catene vogliono aprire tutti i santi giorni, la domenica, i festivi, a volte anche la notte e così oltre al problema economico, con lavoratori che guadagnano poco, che riposano poco e che comunque stanno sempre a contatto con il cliente, c’è un problema di stili di vita. Turnazioni ed orari che impediscono di avere un seppur piccolo spazio per i propri interessi, per la propria famiglia. Ed anche i part-time non sono da meno, visto che molte volte accade che i turni della settimana che arriverà, vengono definiti soltanto il venerdì precedente.

Prima di queste “maledette” liberalizzazioni, la domenica lavorata valeva molto di più rispetto ad un giorno normale, sia dal punto di vista economico che da quello morale. Oggi invece non si ritrova più quella diversità che permetteva, a volte, alle commesse ed ai commessi di tirarsi indietro, nei giorni festivi, anche perché il mercato del lavoro propone tantissime richieste, con la conseguenza che il potere contrattuale della categoria del commercio si sta riducendo rispetto ad un passato, che già non era certamente fiorente.

Da un po’ di tempo,  allo scoccare delle principali festività (Natale, Pasqua, 1° maggio ecc.),  si ripropongono piccole “battaglie” dei commessi (…le nostre famiglie non valgono niente?…) contro le grandi catene (… le proviamo tutte per non chiudere, ci ringrazino…).

Sono davvero lontanissimi gli anni ’50, in cui il quotidiano “La Stampa” portava avanti una campagna mediatica per chiedere alla politica di ridurre l’orario di lavoro dei commessi della grande distribuzione e dei negozi, per fare in modo che anche loro potessero godere del sabato libero denominato, all’epoca, il “sabato inglese”.

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