Rigenerazione urbana e riattivazione del tessuto sociale

Come sta crescendo ad esempio Nextdoor, il social network “a numero chiuso” per chi abita nello stesso quartiere, lanciato negli Stati Uniti nel 2011, servizio che sta entrando anche in Europa ed in Italia, dove gli utenti usano l’app per conoscere i vicini e scambiarsi informazioni e consigli, con accesso riservato ai soli residenti, allo stesso modo è necessario dare un nuovo impulso alle aree abitative ed all’inclusione sociale, attraverso semplici azioni concrete, tanti piccoli tasselli per ridare vitalità ed un aspetto degno ai nostri quartieri ed alle nostre periferie.

Le possibilità di intervento sono tante, ne elenco solo alcune in forma pratica e non in politichese, perché mai come oggi c’è tanto bisogno di senso pratico:

  • Mappatura quartiere per quartiere delle aree di degrado e degli immobili pubblici e privati abbandonati e dismessi;
  • Obbligatorietà di ripristino e cura delle aree e degli immobili pubblici o privati con obbligo, nel caso di inutilizzo, di messa a disposizione in favore della collettività (attraverso cooperative, fondazioni, società private, gestioni pubblico/privato ecc.) delle suddette aree, per attività commerciali a prezzo calmierato, per attività culturali, sociali, sportive, start up ecc.;
  • Così come un tempo era stato individuato il poliziotto di quartiere, servizio durato ben poco, così oggi sarebbe importante creare un ufficio di quartiere con un gruppo di lavoro al cui vertice potrà stare un coordinatore di quartiere a tempo pieno e collaboratori volontari che affrontino le varie tematiche ed ascoltino le idee e le istanze dei cittadini;
  • Operatori di strada, imprenditorialità giovanile, gruppi di auto aiuto, presidi commerciali e sociali (cioè presenza di persone e di attività, che possano vigilare sul quartiere e renderlo animato): tante le possibilità di coinvolgimento, anche per poche ore settimanali, per i residenti, soprattutto per pensionati e studenti o giovani in attesa di occupazione; cittadini che debbono essere stimolati, anche con provvedimenti legislativi ad hoc , a partecipare attivamente alla vita del proprio quartiere.                       Questi sono solo alcuni esempi. Qua e là qualcosa nei Comuni si sta facendo ma non basta; lo vediamo dalle zone di degrado che sono ancora tante, dagli atti di vandalismo crescenti, dai rapporti di vicinato spesso litigiosi.

La rigenerazione urbana passa da un percorso virtuoso fatto di tante piccole azioni, da norme snelle e funzionali, da competenze chiare e ben definite tra i vari Enti ed il Governo Centrale.

Perché la teoria della finestra rotta (una finestra rotta in una casa che pare abbandonata in un quartiere, dà l’idea di disinteresse e noncuranza e crea un sentimento di mancanza di leggi, di norme e di regole e fa pensare che tutto sia ammesso) è più che mai attuale e riscontrabile nelle nostre periferie.

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