Quella percezione di superiorità

Si sono appena conclusi i mondiali di pallavolo femminile in Italia, vinti dagli USA . Le ragazze italiane guidate da Marco Bonitta sono uscite a testa alta da questa competizione finendo  al quarto posto,  facendo sognare appassionati e non, visto il gioco e la superiorità dimostrata in campo , anche se alla fine è rimasto quel pizzico di rammarico per una finale così vicina ma non raggiunta.

La squadra dall’inizio del mondiale è parsa subito quadrata, con il passare dei giorni  è cresciuta, si è amalgamata, grazie anche all’allenatore ed a tutti gli assistenti. Insomma un bel gruppo.

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Peccato per quella semifinale persa con la Cina, quando pochi giorni prima con la stessa Cina non c’erano stati grossi problemi. Allora come si spiega un sconfitta in un momento così importante, con un pubblico paragonabile al settimo uomo in campo ?

Vorrei darvi la mia modesta spiegazione. Sabato mattina 11 ottobre, giorno della semifinale che di lì a poco si sarebbe disputata con la Cina,  sono salito in auto, ho acceso la radio e poco dopo al giornale radio ho ascoltato una veloce intervista all’allenatore italiano Bonitta .

Poche battute, che però hanno lasciato in me un qualcosa difficilmente spiegabile, un senso di dubbio e  poca fiducia. Soprattutto mi è rimasto impresso quando Bonitta  parlava della ” … consapevolezza nei nostri  mezzi che portano le avversarie a temere la squadra italiana…” . Mi è sembrato  che l’allenatore volesse trasmettere all’esterno ed avesse anche inconsciamente trasmesso alle giocatrici quel velato accenno di superiorità che può diventare elemento decisivo, anche in  senso negativo. Ed infatti così è stato.

Umiltà e modestia, tenacia e coraggio, queste sono in genere  le armi vincenti per il successo. E sono caratteristiche importanti perché  dobbiamo tenere presente che non sempre vince il più forte.

La storia delle finali sportive non può non ricordare la finale di Coppa dei Campioni di calcio del 25 maggio 1983 allo stadio Olimpico di Atene, tra  Amburgo e Juventus .  40mila tifosi italiani che sospingevano una squadra, la Juventus, con i favori assoluti del pronostico, che fino ad allora aveva dato spettacolo con campioni in squadra del calibro di Platini, Boniek, Scirea, Bettega, Rossi Zoff. Ed invece dopo 8’ l’Amburgo passa con un gran tiro di Magath dal limite che beffa Zoff. La Juve ha tempo davanti a sé ma non riesce a recuperare.

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E in tutto questo cosa c’è di strano ?  Solo un particolare che ricordo nitidamente a distanza di 30 anni, anche se ero un ragazzino . Le parole dell’intervista televisiva, precedenti la sfida,  del mister Trapattoni, che rispondeva al giornalista dicendo “… abbiamo il 51% delle possibilità di vittoria …”. Frase che , anche se allora ero inesperto e spensierato, mi lasciò  alquanto perplesso. Infatti di lì a poco si consumò la cocente delusione.

Si vede che alla lunga l’esperienza insegna e la frase più famosa rimasta indosso a Trapattoni, quasi come  un manifesto culturale, è: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”.

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