Prima Pagina, quaranta anni , per essere ancora quelli che siamo

Ma a quarant’anni si è giovani o vecchi? Sicuramente, per i più giovani,  si comincia ad essere un po’ datati.

A me piace citare un aforisma – Quarant’anni è un’età terribile; perché è l’età in cui diventiamo quello che siamo – ( Charles Péguy, Victor-Marie), perché ci trovo molte affinità con quello che sto per dire.

Anche se un poco in ritardo, nel mio piccolo, senza troppo celebrare, vorrei fare gli auguri sinceri di buon compleanno, a qualcuno. Precisamente ad una trasmissione, sì , precisamente ad un programma radiofonico , che il 15 marzo ha compiuto 40 anni e che davvero, da sempre, non solo per i suoi 40 anni, ci fa vedere davvero quello che siamo.

Quaranta anni fa, il 15 marzo 1976, nasceva la prima rassegna stampa radiofonica, per di più interattiva, dove cioè gli ascoltatori potevano intervenire, comunicare opinioni e porre domande.

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Senza troppi proclami , Prima Pagina, questo il nome della trasmissione, propone 90 minuti di lettura e di commento in diretta dei quotidiani , da parte di giornalisti che si avvicendano ai microfoni in turni settimanali. 365 giorni l’anno di informazione, sempre la stessa formula ma con interpreti sempre diversi, su Radio Tre, al mattino, dalle 7,15 alle 8,45.

In questi anni più di mille giornalisti si sono alternati ai microfoni, come pure sono stati  migliaia gli ascoltatori che hanno chiamato tutti i giorni il centralino di Prima Pagina, raccontando poi in diretta l’ esperienza vissuta o rendendo pubblica la propria opinione.

Non solo la trasmissione ha rivoluzionato l’informazione, smontando la separazione tra speaker e ascoltatori, ma dopo 40 anni il programma è ancora vivo e pimpante, visto che  oltre a fare una panoramica sui pezzi giornalistici più interessanti del giorno, racconta dalla voce di un popolo serio e colto gli eventi ed i fatti nudi e crudi che difficilmente, in altre sedi, ci vengono detti. E che davvero danno un quadro generale della situazione del nostro paese.

Giornalismo e radio, ma non solo; Prima Pagina ci accompagna ogni giorno nello spaccato della nostra società, raccontata da gente comune e non , dai molti che sentono davvero sulle proprie spalle quella responsabilità sociale, che è necessaria per portare nel quotidiano un modo di lavorare e di collaborare che deve essere al di sopra dell’interesse personale del singolo. E che, purtroppo,  in molti casi,  ancora,  non lo è.

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