Chi potrà ristabilire la certezza del diritto?

Le settimane appena trascorse in politica sono state quelle delle “ore notturne“, cioè della confusione venutasi a creare sul testo riguardante la legittima difesa all’interno delle proprie mura domestiche, contenuto approvato, al momento, dalla Camera dei Deputati. Di giorno no, di notte si, quando ci possiamo difendere? Pare che nel testo la congiunzione “ovvero”, utilizzata per due volte a breve distanza abbia creato confusione nell’interpretazione. Se non ci capiamo già dall’inizio, nelle Aule dove si legifera, figuriamo cosa può succedere fuori!

Questo è solo l’ennesimo caso di leggi prodotte dal nostro ordinamento, non solo incomprensibili, ma quasi illeggibili, non solo per gli esperti di diritti, che si ingegnano per arrivare alla giusta interpretazione, ma anche per gli stessi legislatori che la propongono.

A parte gli errori che molte volte presentano, molte leggi vengono proposte con un linguaggio giuridico che soltanto il burocrate “padrone” di tale testo, alla fine, è il solo in grado di interpretare e se vogliamo, di usare a proprio piacimento.

Se un tempo la nostra classe politica era abbastanza preparata o almeno aveva fatto una lunga gavetta prima di arrivare in Parlamento e c’erano comunque i medesimi problemi di linguaggio giuridico, figuriamoci cosa può succedere oggi, dove buona parte dei rappresentati dei cittadini ha una limitata istruzione, una generale superficialità e soprattutto un bagaglio culturale approssimativo.

Ma qualcuno giustamente obbietterà che le leggi non vengono mica scritte dai parlamentari o dai Ministri!

In effetti è proprio così: ci si affida a funzionari, dirigente, burocrati per professione, club di magistrati amministrativi e contabili, i quali, tutti assieme,  accudiscono parlamentari e membri di Governo nello svolgimento delle loro funzioni.

Così a volte i testi passano e vengono convertiti in legge nonostante che buona parte delle persone presenti in Aula non saprebbero minimamente spiegare cosa hanno votato, con situazioni in cui il solo burocrate autore della legge è l’unico in grado di interpretarla.

Tutto questo groviglio evidenzia in generale la poco professionalità e porta ad insinuare che molti decreti e leggi siano puro frutto della scaltrezza degli autori e dei gruppi di potere; testi che vengono predisposti ad arte affinché i malcapitati interessati si debbano per forza rivolgere ai consulenti per comprenderne il significato.

Ed allora non ci resta che concludere ricordando il principio del nostro ordinamento giuridico che sta alla base della certezza del diritto, con il quale una norma giuridica deve essere formulata in modo chiaro ed essere soggetta ad una interpretazione univoca, ed ogni persona deve essere in grado di prevedere le conseguenze giuridica della propria condotta.

Dalle basi di questo principio dobbiamo partire per istruire e formare i giovani, che un domani saranno la nostra classe dirigente. Peccato che negli ultimi anni insegnare “Diritto” ed “Educazione Civica” nelle scuole più che realtà è diventato soltanto un sogno…

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