Per le aziende, ossigeno dal … Piano

Gli italiani sono creativi, molto più di altri popoli, questo ormai è risaputo ed è anche provato.

Nel campo dell’impresa, l’imprenditore italiano è spesso bravo nel gestire la parte tecnico-commerciale, in quanto per l’appunto creativo, ma non sempre è capace di organizzare l’azienda e soprattutto di far quadrare i conti. In Italia, più che altrove, le piccole e medie imprese hanno fatto troppo conto e fanno ancora troppo conto sul credito bancario, che rappresenta quasi in esclusiva la forma per  finanziarsi. Il capitale proprio dell’imprenditore immesso nella società un tempo, anche se non elevato, era almeno sufficiente. Invece negli ultimi decenni è veramente esiguo, perché oggi il nuovo motto degli imprenditori è : “io mi faccio già in due per tenere in vita un’azienda,che di questi tempi è già molto,  con tutta la burocrazia e le difficoltà dei mercati, ma non posso pensare e rischiare anche i soldi, a quelli devono pensarci le istituzioni preposte “. 

Troppi imprenditori, un po’ perché mal consigliati, un po’ perché non intendono ascoltare i consigli dei consulenti o dei collaboratori più stretti, nel corso del viaggio nel mondo degli affari, ad un certo momento del loro percorso, diretti verso la “mission aziendale”, giungono ad un punto in cui la strada è interrotta  e non è permesso andare oltre.Siccome tornare indietro non è possibile, perché cancellare il passato non è praticabile e spegnere il motore significherebbe la fine del viaggio e la sconfitta del progetto imprenditoriale, c’è da escogitare un Piano.

Piano necessario per trovare una via di uscita, per riprendere il cammino, che in termini tecnici vuol dire risanare l’impresa e riportarla in equilibrio economico e finanziario. Così imprenditori ed addestrati professionisti indipendenti, progettano interventi (taglio del personale, vendita di beni mobili ed immobili non indispensabili all’attività, sospensione dei pagamenti verso fornitori e verso le banche, ricerca di nuovi soci ecc.) da inserire nel Piano che, in un tempo congruo, dovrebbero permettere all’azienda quel miglioramento generale necessario, non solo per non spegnere il motore, ma anche per poter ritrovare una via da percorrere.

Mai come nell’ultimo decennio sono salite alla ribalta le procedure di risanamento e ristrutturazione aziendale, che non staremo certo a spiegare perché annoierebbero i più, costruite attraverso il famoso Piano di risanamento, che per l’appunto rimane l’unica arma da impugnare per cercare di riaprirsi una strada.

Il Piano di risanamento di solito racconta di azioni importanti e vincenti. Peccato però che in troppi casi la ripresa dei mercati, sì c’è stata, ma poi non come era auspicabile; peccato che le condizioni dei mercati stanno mutando inaspettatamente a ritmi frenetici ed i volumi di affari previsti non sono stati raggiunti; peccato che persistano ancora gravi difficoltà nell’incasso dei crediti; peccato che i margini dell’azienda per effetto dell’agguerrita concorrenza non abbiano raggiunto i livelli sperati.  

Insomma, peccato, ma non si riesce ad uscire dall’impasse ed il Piano è rimasto, per buona parte, sulla carta.

Il Piano allora a cosa è servito? In pochi casi alla ripartenza ed al rilancio, in molti casi, perché troppo ottimistico,  è servito almeo a far restare in vita l’azienda; ossigeno per sperare ancora in un domani.

Tanti, troppi debiti (a volte milioni di euro), che restano lì, impagati, in attesa di un pagatore. E le banche e gli altri creditori, ad aspettare. Così alla fine, se ci pensiamo bene, il problema ed i guai non sono di chi ha contratto tutti quei debiti, ma di chi ha i crediti da incassare.

Il Piano gode di personalità e di potere che gli permette di controllare la situazione, almeno per un po’ di tempo, facendo sospendere ogni azione, compreso i pagamenti e gli eventi negativi; rappresentando lo strumento dietro cui nascondersi (per imprenditore, professionisti ed impresa) e dove potersi aggrapparsi (per banche e creditori). In attesa che un bel giorno, dopo anni, se non attuato e diventato obsoleto, non sia più giustificabile.

Ed a quel punto i nodi verranno al pettine. Purtroppo da qualche tempo, i nodi, stanno venendo tutti al pettine, dopo anni di attesa e di ossigeno, grazie al nostro caro Piano

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