Note positive

In questi momenti di grandissima difficoltà sanitaria e sociale per colpa del Coronavirus, di segnali quasi tutti negativi, abbiamo scovato qua e là qualche nota positiva.

Partiamo dalle forze fresche, cioè dai giovani lavoratori che con grande difficoltà nel nostro paese riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro, perché fermati da leggi – blocca turnover -, dalle caste dei professionisti in età matura che fanno muro, dall’ideale che si è formato in Italia per cui i “ragazzi” debbono aspettare il loro momento, senza fretta. Siccome oggi in certe situazioni,come per esempio nel settore della sanità, non c’è tempo di aspettare, perché la situazione è drammatica, si è provveduto in un mese a centinaia di assunzioni, soprattutto di giovani,  ciò che per anni invece non si è fatto.

Continuiamo sempre con la sanità, perché con questa pandemia, tutti, proprio tutti, hanno finalmente rivalutato e capito l’importanza del settore sanitario, che se ben gestito, oltre ad alleviare le sofferenze dei cittadini, di riflesso, arriva a proteggere il tessuto sociale, portando anche alla riduzione di spesa di una nazione.

Proseguiamo ancora con il lavoro agile o telelavoro in inglese smart working, cioè quella modalità di lavoro, soprattutto subordinato, caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali ed organizzato sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come, ad esempio, pc portatili, tablet e smartphone), permettendo al lavoratore di evitare spesso inutili spostamenti per raggiungere la sede dell’azienda. In tanti paesi, soprattutto del nord Europa è da tempo attuato, se non per tutta la settimana, almeno per una parte di essa. Da noi invece, fino alle restrizioni di vita e di lavoro imposte dal Governo, tale modalità era pressoché  utilizzata in pochissimi casi, soprattutto da multinazionali presenti sul nostro territorio, in quanto la maggior parte dei nostri imprenditori la ritiene un modo improduttivo di svolgere il lavoro, una modalità per nascondersi meglio. Ma l’epidemia non ha fatto sconti a nessuno, così che in un batter di ciglia, buona parte dei lavorati dipendenti impiegati in Italia, hanno riconvertito i loro uffici nella propria abitazione e gli imprenditori si sono dovuti adeguare alla situazione. E questo nuovo modo di lavorare sta dimostrando in questo primo periodo quasi di rodaggio, che nonostante gli uffici a casa non siano così ben organizzati, il telelavoro nella maggior parte dei casi funziona e gli impiegati sono comunque produttivi. Così viene da pensare che l’alternare lavoro da casa e lavoro in ufficio potrebbe essere davvero una importante svolta per la nostra nazione. Sia per rendere più sereni e soddisfatti i lavoratori, sia per migliorare l’ambiente e la vivibilità delle nostre città.

L’ambiente, si proprio l’ambiente. Senza più nessuno in giro e con minori attività produttive aperte, anche l’aria chiaramente ne ha beneficiato e di molto. Non potrà restare certamente la desolazione di ora, ma un punto di incontro va trovato, perché non possiamo crescere ed allargarci all’infinito. I fatti di questo periodo ci stanno avvisando.

Stefano Bortoli

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