Nono reportage dall’Angola

La regione del Cunene dove si trova l’ospedale di Chiulo è molto arida, la vegetazione è scarsa e non c’è erba. Guardandosi intorno risaltano in lontananza i giganti immobili che da secoli abitano questi luoghi. Sono i numerosi baobab della regione che con la loro staticità e le loro sproporzionate chiome spoglie danno la sensazione che tutto attorno sia morto.

A circa un ora di macchina dal nostro ospedale si trova un baobab (o imbondeiro come viene chiamato degli abitanti del posto) molto particolare.

La tradizione dice che questo esemplare sia il più grande dell’Angola. Su alcune guide turistiche si legge che viene addirittura considerato il più grande di tutta l’Africa. Senza una guida locale che conosce bene la sua posizione e senza un 4×4 è impossibile raggiungerlo.

Anche se il suo primato di “più grande” probabilmente è solo una leggenda è bello pensare che sia così, camminandoci attorno ci si sente veramente piccoli e insignificanti.

Ho provato ad avvicinarmi al tronco ma questo albero è la casa di un altrettanto grande vespaio, il suono del ronzio di vespe è talmente forte che si sente a una decina di metri di distanza, per cui intimorito ho deciso di scattare solo qualche foto da lontano.

Il baobab viene chiamato anche l’albero dell’upside down (del sottosopra) per via che il suo sviluppo invertito con un una chioma spoglia di foglie per 9 mesi all’anno ed un grande tronco che funge da serbatoio di acqua accumulata durante la stagione delle piogge e che gli permette di sopravvivere in queste condizioni climatiche più che ostili.

Nella cultura locale si pensa che ogni baobab abbia una propria anima o spirito millenario che debba essere lasciato riposare in pace.

Beniamino Bortoli

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