Logistica last mile ( ultimo miglio )

Ultimo,  ma anche penultimo miglio. Anche in Italia sta facendo capolino il dibattito sulla logistica last mile ( ultimo miglio ). Di cosa si tratta ?

Andiamo un po’ a ritroso.

Se abbiamo disponibilità economica e la necessità di soddisfare qualche bisogno,  con il minimo sforzo possiamo  arrivare al nostro fine . Basta navigare un po’ in rete oppure fare  alcuni passi a piedi o  pochi chilometri in auto. Se la merce o il prodotto  non è in pronta consegna entro pochi giorni ti può arrivare tranquillamente, anche se deve provenire dall’altra parte del mondo. Con una efficiente logistica ed un rapido trasporto il risultato è assicurato, frutto del progresso , del consumismo e di  un benessere ampiamente diffuso .Ma mai ci siamo posti il problema di come le merci arrivano a destinazione. Da qualche anno, giocoforza,  cominciamo a porcelo. Ed è bene esserne tutti coscienti. 

Per questo la logistica last mile sta diventando anche in Italia un argomento pubblico di attualità,

che progressivamente si sta estendendo di città in città , anche perché le nostre infrastrutture non sono certo al passo con i tempi ed  i  livelli di inquinamento e congestione del traffico risultano ai limiti della sopportazione.

Studi recenti hanno mostrato che il trasporto merci nelle aree urbane in Europa è pari a circa il 30% del totale del trasporto merci, occupa circa il 20% della rete stradale  e produce il 60% dell’emissione di particolato ed oltretutto,  poiché il  70% della popolazione europea vive in aree urbane, il trasporto merci nei centri è uno dei principali elementi che contribuiscono al traffico con effetto anche sulla salute dei cittadini.

Con queste percentuali  gli amministratori pubblici e prima ancora gli  esperti in mobilità urbana, del territorio e gli  ambientalisti, hanno cominciato a discutere ed a proporre strategie di intervento per un diversa logistica last mile ( ultimo miglio ).

Le politiche di riduzione di livelli di congestione della rete,  attuate in Europa , soprattutto in quella del Nord, hanno origine, in alcuni stati,  fin dagli inizi degli anni ’90.

Per esempio in  Norvegia, nelle principali città,  si cerca di recuperare risorse finanziarie per destinarle alla costruzione di sempre nuove infrastrutture ed al rafforzamento dei sistemi di trasporto pubblico.

In Svezia, a Stoccolma, la città è stata divisa in zone ambientali, ed a seconda del tipo di zona,  si hanno particolari regolamenti che disciplinano il  traffico.

In Inghilterra e precisamente a Londra, un pedaggio di 5 sterline è obbligatorio per chi voglia entrare nel centro con un mezzo motorizzato.

In Danimarca, nella capitale Copenaghen, nella parte vecchia, ai mezzi commerciali è imposta una tariffa di sosta. Questa è applicata solo ai mezzi che devono effettuare operazioni di carico e di scarico e non a quelli in transito. Questo per cercare di aumentare il riempimento dei mezzi commerciali e per indurre le aziende a scegliere mezzi più piccoli e di ultimissima generazione.

Altre azioni limitative al traffico merci nei centri urbani, possiamo trovarle anche ad Amsterdam ed a Barcellona.

Ed allora anche nel nostro paese  si discute ed in qualche caso si  attuano politiche di city logistics, cioè situazioni dove gli enti locali regolamentano il servizio di una particolare zona della città,  assegnando ad un operatore logistico le consegne di tutte le merci, obbligando di fatto tutti i soggetti economici interessati  a rivolgersi ed a utilizzare l’operatore logistico assegnato, che si servirà  soltanto di mezzi a basso impatto ambientale, nei tempi e nei modi convenuti con l’ente.

Tale servizio funziona solo in presenza di un centro di consolidamento urbano, ecocompatibile, per lo raccolta, lo  smistamento e la distribuzione delle merci nella zona assegnata all’operatore incaricato.

I buoni propositi però si stanno scontrando con la crisi, che ha complicato di molto le cose.

Infatti per cercare di restare sul mercato i soggetti economici hanno mutato la gestione ed i flussi delle merci, che vanno in direzione contraria ai propositi di pianificazione,  nell’ottica di migliorare la sostenibilità dei trasporti in ambito urbano.

Carenze economiche per finanziarie l’ investimento da parte del soggetto pubblico, contrazione dei consumi, minori scorte di magazzino che impone approvvigionamenti frequenti ma con limitate quantità anche nella stessa giornata,  massima attenzione da parte del cliente  al costo finale del prodotto atteso. Ecco i fattori che stanno drenando i buoni propositi .

Allora, in attesa di tempi migliori, nella speranza di ritrovare  amministratori pubblici responsabili e aperti ad azioni preventive di tutela del territorio e del cittadino, è  necessario che anche  il consumatore finale prenda coscienza del problema e agisca con buon senso . Anche se qualche importante soggetto economico, per consegnare le merci,  sta seriamente pensando  di attrezzarsi con nuovi mezzi altamente tecnologici, come ad esempio i droni. Chiaramente nell’ottica che il cliente finale deve essere sempre  soddisfatto !

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