L’Italia vista da fuori

Tra i tanti interventi del pubblico ad una delle migliori trasmissioni di approfondimento politico e sociale, Prima Pagina, su Radio Tre, mi ha colpito recentemente, quello di una donna.

L’ho riascoltato sul Podcast il giorno dopo, con calma, e vorrei proporvelo anche a voi.

Anche se forse un tantino eccessivo, il parere di questa donna che cerca di ritornare in Italia, ma vede le cose da fuori, da una angolatura molto particolare, fa riflettere.

Leggiamolo:

da 15 anni all’estero in un paese sottosviluppato nel Centro America, sto cercando faticosamente di rientrare nel mio paese, dove ho vissuto e pagato i contributi.

Ho un figlio che per motivo familiari è cresciuto all’estero ed adesso studia all’università, negli Stati Uniti. Ha 21 anni ed il prossimo anno si laurea in biologia e fisica, ma ha già deciso che non tornerà mai a vivere in Italia, perché negli Stati Uniti dove studia, ha tante opportunità. Riceve una buona borsa di studio che gli permette di continuare nella sua ricerca, ma soprattutto viene trattato come persona alla pari dei professori, in una relazione non baronale (come invece è in Italia), in un interscambio produttivo e creativo molto soddisfacente e formante.

In Italia c’è bisogno di tante cose, ma per il lavoro c’è bisogno di resettare il nostro spirito che è profondamente corrotto e mafioso.

Cominciando dalle istituzioni e dai luoghi pubblici dove, chi occupa un posto fisso ed ha lo stipendio garantito, poco dopo incomincia a mettersi i galloni sulla divisa e, qualsiasi azione compia, bella o brutta che sia, non lo sposta e non lo giudica più nessuno.

E questa situazione diventa il tappo per il rinnovamento della società, diventa un modello di oligarchia per un governo di pochi, modo di agire che si interseca e si diffonde anche nella politica…

 

Stefano Bortoli

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