L’esempio delle piste ciclabili

Il bradipo si muove, per sua natura, lentamente. Ma il bradipo ha la dote di essere anche simpatico.

L’Italia alla fine è come un bradipo, lenta, molto lenta nei movimenti per gli investimenti, per le migliorie, per le riforme, per l’uso delle tecnologie. Ma alla fine gli italiani sono pure simpatici, come per l’appunto lo è il bradipo.

Ma attenzione, il bradipo per essere così lento e macchinoso forse nel suo incedere lascia indietro tante cose che potrebbero essere annesse e connesse al suo programma. Così lo è il nostro paese.

Prendiamo per esempio il mondo che “ruota” attorno alle due ruote, o meglio dire, alle biciclette. Sembra un gioco di parole, ma non lo è.

Finalmente si è preso coscienza che Il mondo delle due ruote è importante sia come mobilità interna che come forma di richiamo turistico. E ci siamo mossi, lentamente, a macchia di leopardo, ma ci siamo mossi.

Lasciando da parte la città di Ferrara già all’avanguardia, in quanto capitale italiana delle due ruote, che alla porta d’ingresso della città ha pure il cartello “Ferrara città delle biciclette”, tanti altri centri stanno investendo per riqualificare vecchie piste ciclabili e aggiungerne nuovi tratti. Gli investimenti per costruire reti di piste ciclabili con adeguata segnaletica cominciano ad essere corposi rispetto alla media degli investimenti complessivi.

Ben fatto!

Ma attenzione, come un bradipo lento e macchinoso che non può controllare e gestire tutto al meglio, così anche l’organizzazione legata agli investimenti sulle piste ciclabili del nostro paese, manca in qualche particolare, non di secondo piano.

Ad esempio: si creano piste ciclabili, ma per far loro posto tante volte si cancellano parcheggi auto, importantissimi per il cittadino, in quanto mancanti ovunque. Cittadini che rimangono con il cerino in mano, perché non si prevedono nel breve tempo nuovi parcheggi e non si migliora il trasporto pubblico che scoraggi all’uso dell’auto.

Ed ancora: se si vuol puntare sulle due ruote, nelle aree dove ci dovrebbe essere una forte concentrazione di biciclette, queste devono essere posizionate in parcheggi per biciclette pubblici (che in giro difficilmente si trovano), dedicati, ben organizzati, comodi e soprattutto sicuri. Perché di rastrelliere ce ne sono di tanti tipi, ma di sicuri, cioè dove vi è permesso di fissare con una catena o un cavo di sicurezza la struttura portante del mezzo, non ve ne sono molti in giro. Perché, se non blocchi la struttura della bici a qualcosa di fisso, per esempio se blocchi solo la ruota, ti possono portare via il mezzo e lasciare la ruota.

Ed oltretutto il timore di furti e vandalismi scoraggia le persone dall’usare questo mezzo oppure le spinge a utilizzare biciclette vecchie e malridotte, che danno veramente poca soddisfazione.

Ed una discreta catena antifurto (perché no da poter portare in detrazione in dichiarazione dei redditi, visti i costi!) con un valido porta biciclette è l’antidoto più efficace per difendersi dai ladri (ogni anno si stima che in Italia avvengano più di 1.200.000 furti di biciclette).

L’esempio delle bici è uno dei tanti. E’ vero, alla fine si arriva anche noi, tardi ma si arriva, ma il male è che spesso cancelliamo o ci dimentichiamo qualcos’altro di altrettanto utile.

Le nuove generazioni che un giorno governeranno il paese ne devranno tener conto.

 

 

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