Lavoro parte 1: Il contesto attuale

Tutti sappiamo che il “vero” problema in Italia è la mancanza di lavoro. Poiché la situazione occupazionale è davvero complicata vorremmo cercare  di portare il nostro modesto contributo alla causa, augurando che davvero si riesca, giorno dopo giorno, con semplici ma costanti azioni, a creare nuove condizioni che vadano oltre le solite ricette, anche giuste , ma poco pratiche e difficilmente attuabili in un simile contesto.

Visto che gli elementi fondamentali per il consolidamento e lo sviluppo delle imprese,  soprattutto europee,   rimangono il costo del lavoro, la  minor burocrazia, la stabilità amministrativa e la vivacità del mercato,  è indispensabile che in Italia si cambi rotta. Di certo l’elemento lavoro è il più importante ed il più difficile da combattere e da risolvere , visto che  non possiamo nascondere che la competitività mondiale potrebbe imporre, anche nel 2014 ,  al nostro paese,  ulteriori sforzi in termini occupazionali. Nei palazzi di Bruxelles e non solo, si richiede all’Italia di abbassare il costo del lavoro, altrimenti, si dice,  il nostro paese non potrà divenire  appetibili per nuovi investitori. E per abbassare il costo del lavoro le strade sono sempre le stesse: riduzione del cuneo fiscale, riduzione degli stipendi, licenziamenti.

La riduzione sostanziale del  cuneo fiscale  sembra una strada senza uscita, visto che lo Stato non riesce neppure  a farsi bastare la già enorme imposizione fiscale per imprese e cittadini.  

La riduzione degli stipendi purtroppo è realtà . Non solo nei ruoli generici ma anche in quelli di responsabilità. L’eccessiva domanda e la limitatissima offerta ,  proprio secondo la legge della domanda e dell’offerta,  sta portando ad un progressivo ribasso del valore della busta paga,  che spesso arriva ad essere indecorosa. In certi casi si  accetta la proposta di lavoro non certo per risollevare la situazione economica della persona o della sua famiglia, ma solo per uscire da uno stato di disoccupazione che avvilisce l’esistenza, con la speranza che il sacrificio fatto, sia paragonabile ad un investimento per il futuro  ( per trovare un nuovo lavoro oppure per riuscire ad ottenere, nel tempo,  un trattamento economico almeno decente ).

I licenziamenti  quasi quasi non fanno più notizia. Con agli ammortizzatori sociali si cerca di attenuarne l’impatto, ma le liquidazioni , i fallimenti e le ristrutturazioni di aziende  non sembrano fermarsi. Anche se giungono da più parti  ( Governo, Associazoni degli Industriali ecc. ) indicazioni che a breve dovrebbe esserci una ripresa che potrebbe stoppare la crisi . Staremo a vedere.

Gli altri elementi che permettono di pianificare lo sviluppo di una azienda come la minor burocrazia,  la stabilità amministrativa e la vivacità del mercato, possono essere più semplicemente raggiunti se i governanti nazionali e locali,  pienamente responsabili nello svolgimento del proprio mandato , operano con una comunione di intenti rivolta al bene comune e non di pochi.

A breve la seconda parte,  con le iniziative attuabili nel breve periodo,  che chiamano direttamente in causa enti pubblici territoriali  e privati, al fine di concretizzare  nuove possibilità di lavoro, facendo rivivere anche i  terreni e gli  immobili che oggi sono abbandonati.

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