Lavoro parte 2: proposte per il nuovo anno

Se fino ad oggi tutti hanno chiesto  interventi al Governo centrale per risolvere il problema “lavoro”  con scarsi risultati , noi riteniamo invece che  il motore principale per la ripartenza, in questa fase,  debba provenire dal Governo di periferia  .

Soltanto ripartendo da una associazione di intenti tra  le istituzioni locali da una parte e  il cittadino responsabile e volitivo dall’altra,  si potranno avere quegli  imput utili a rimettere in moto le nostre città ed il mondo del lavoro.

Anche se il momento attuale è terribile ed ai nostri  Sindaci o Presidenti di Provincia o Regione è impensabile richiedere ingenti risorse, qualcosa riteniamo che sia comunque possibile fare.

Ma cosa si può fare ?

Innanzitutto gli Enti locali devono unirsi insieme ai privati ed alle associazioni di categoria, per creare degli uffici preposti alle attività di coordinamento e di sostegno al lavoro. Tali attività possono cominciare con  un censimento delle aree, delle strutture,  dei terreni e degli edifici , che sono abbandonati e di proprietà pubblica, per poi proseguire anche con l’inventario  di quei beni privati, da tempo non utilizzati. Individuate le possibili aree di intervento, gli uffici preposti predispongono  dei business plan per la riqualificazione di tali aree con utilizzo di personale in attesa di occupazione. A  quel punto si creano delle comunità di lavoro, anche sotto forma di cooperative, attingendo dalle liste di persone disoccupate ed assegnando mansioni e responsabilità in base all’ esperienza ed alla professionalità maturata.

Con l’appoggio degli Enti, delle Fondazioni Bancarie, dei Consorzi Fidi , delle Imprese e degli stessi privati,  le comunità di lavoro possono utilizzare  in comodato detti beni pubblici, o quei beni privati il cui  proprietario si rende  disponibile ad affittarle a tariffe calmierate  oppure a  rinunciare  per il tempo di avviamento a qualsiasi  forma di rimunerazione.

Con questa comunione di intenti potrebbero ripartire le attività agricole, artigianali, di servizio alla popolazione residente, di promozione al turismo, di promozione allo sport. Il tutto produrrebbe  un nuovo impulso alle città, ai  quartieri, che oggi risultano semi abbandonati o rinchiusi in se stessi per la paura.

Anche gli Enti  locali, se inizialmente dovranno  destinare delle risorse sia economiche che in termini di personale per tali iniziative, nel breve-medio periodo potrebbero avere ritorni importanti sia per la rinascita economico/commerciale dei centri , che per il rifiorire dell’ arredo e della manutenzione urbana.

Un importante esempio da citare  di riqualificazione , proviene da  Nantes, città francese che negli anni ’80 fu al centro di pesanti  processi di deindustrializzazione e di delocalizzazione delle più importanti attività. Moltissimi cittadini subirono la perdita di lavoro e la zona stava scivolando verso la povertà e la depressione. Grazie all’ intuito degli amministratori locali invece, la città anziché impaurirsi e rintanarsi verso il poco rimasto, reagì, con importanti investimenti nel campo della formazione, dell’economia e della cultura, andando a coprire le perdite prodotte dalla chiusure delle principali  attività produttive. Si può ricordare  l’avvio della gestione intercomunale delle acque, la riqualificazione degli spalti fluviali, il potenziamento dell’ università, l’organizzazione di eventi culturali di interesse internazionale , la costruzione di strutture dedicate alla cultura, alla musica e all’ arte, con riqualificazione di ampie aree dismesse, di spazi urbani centrali e periferici e delle zone dei quartieri delle abitazioni popolari. Tale rilancio ha persino portato Nantes al premio di Capitale Europea Verde del 2013 . 

Altro esempio da menzionare, stavolta dei giorni nostri,  che va nella direzione da noi indicata , proviene dalla Regione Toscana, che per l’appunto ha creato una banca della terra. Cioè ha censito tutte le terre abbandonate ed incolte della regione e poi ha emesso un bando per l’assegnazione a coloro che sono interessati  a lavorarle.  Sul sito Artea si possono trovare tutte le informazioni necessarie. 

Pertanto siamo fermamente convinti che dalla crisi se ne può uscire con uno spirito di squadra e con processi di ridistribuzione della crescita e del lavoro, che vengono pure  favoriti dalle molte possibilità che fortunatamente il nostro territorio può offrire .

Buone feste a tutti !

La Redazione di Fuga dal Benessere  

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