La riforma della scuola

La riforma della scuola. Poche parole con enorme significato che periodicamente tornano alla ribalta, sui media,  nei palazzi e presso le istituzioni competenti. Tutti in questi giorni ne parlano di nuovo, viste le proposte dell’attuale Governo.

Di solito noi non seguiamo le notizie del giorno, del momento. Questo pezzo era già pronto,   aspettavamo soltanto l’avvicinarsi dell’inizio dell’anno scolastico per renderlo pubblico. Non parla di docenti e di dirigente ma di metodo di insegnamento alternativo.

Ed allora ecco  una proposta che ho ascoltato più volte negli ultimi tempi , proveniente  soprattutto da chi ha vissuto oppure ha fatto vivere ai propri figli un’esperienza scolastica diversa.

Il principio che agisce da guida per tale proposta è la necessità di far sviluppare allo studente  un forte senso della propria identità e cultura.

Per far ciò sono indispensabili dei modelli, dei corsi, una organizzazione didattica molto flessibile che permetta  loro di esplorare le proprie capacità , raggiungendo il proprio potenziale reale come individui, garantendo alla fine le più ampie scelte di carriera.

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In pratica di cosa si tratta. Già utilizzata soprattutto nelle scuole “internazionali”,   si basa su corsi di studio in cui l’obbligatorietà  è limitata allo studio di  alcune materie,  a livello standard, che rappresentano il nucleo principale e fondamentale dell’apprendimento.  Per tali materie si avranno esami anch’essi  standardizzati.

Attorno a ciò però  gli studenti avranno la possibilità di scelta tra un ventaglio di  materie che potranno approfondire a seconda delle  proprie capacità e del proprio interesse . Queste rappresenteranno e determineranno il percorso di studi personali, che potrà  raggiungere anche livelli top, difficilmente raggiungibili se gestiti  in gruppo , in una classe. Con test ed esami  programmati periodicamente si potrà andare avanti, fino al punto in cui lo studente  non decide di fermarsi . Così avrà un  diploma ed una specializzazione , che varierà  in base  al ciclo di studi raggiunto.

Con tale modello di istruzione  si vedrebbe  di fatto stravolto il concetto di classe.

E qua comincia il dibattito . Spesso la classe riesce a “tirare” anche i più restii all’apprendimento, ma tante altre volte tale situazione può rappresentare un freno alla crescita di molti  alunni. Come pure un ragazzo che anche se nel complesso non eccelle,  può essere  molto attirato e predisposto per  una materia che suo malgrado,  nel programma di studi,  riveste  un peso molto marginale, frenando così le sue possibilità di apprendimento e di specializzazione.

Ed allora è  giusto o non è giusto  personalizzare l’apprendimento , in base alle proprie capacità ed aspirazioni ? E corretto abbandonare il concetto di classe spostando l’attenzione sul concetto di identità e di cultura personale ?

Il dibattito è aperto.

Per inciso, chi ha vissuto una simile esperienza,  nella maggior parte dei casi si ritiene  soddisfatto ed esce dalla scuola con una specializzazione  che già indirizza la persona verso un più agevole ingresso nel  mondo del lavoro.

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