La perenne incertezza che agita il nostro Paese

Dobbiamo tornare ancora sull’argomento della Cannabis light, precedentemente trattato, per una considerazione generale molto più ampia ed importante.

Negli ultimi tempi, tra la direttiva del Ministero dell’Interno e la Corte di Cassazione si arriva a comprendere che, forse, foglie, oli e resine della canapa sono o saranno fuorilegge nel nostro paese.

E questo viene fuori dopo che la legge italiana aveva reso legale, individuando nel tasso di THC inferiore allo 0,2%, il limite massimo per la coltivazione ed il commercio della canapa.

Limite che aveva comunque messo in moto un nuovo settore, stavolta basato su una norma, con agricoltori e commercianti (ci sono circa 800 negozi aperti oggi in Italia), che si erano buttati nel nuovo business.

Pare che lo 0,2% di tasso di THC venga troppo spesso superato, come pare che la commercializzazione di cannabis sativa e, in particolare di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, non rientri nell’ambito di applicazione della legge 242 del 2016.

L’esempio dei tanti dubbi e problemi che ruotano attorno alla canapa ed alla cannabis light, porta alla considerazione più generale che non è pensabile che lo Stato italiano arrivi sempre a dare risposte contradditorie su tante, troppe questioni.

Si fa una legge (non entriamo nel merito se è stata fatta bene o meno, se è superficiale o approfondita), si autorizzano le attività, si impegnano tanti cittadini a lavorare con alto rischio di impresa e poi tra una direttiva del Ministero degli Interni ed una sentenza della Cassazione, si cancella tutto quanto.

E chi ha investito tempo e risorse, resta con il cerino in mano.

Mentre in secondo piano, anche per la mancanza di risorse, passa l’impegno dello Stato per fermare l’eroina nelle piazze, per fermare l’erba che alimenta e fa ricchi i clan mafiosi, per fermare la diffusione di cocaina che rende tutti apparentemente lucidi, belli e presenti.

Ma purtroppo i problemi sopra descritti e l’incertezza generale si ripercuotono anche in altre attività, molte delle quali, con un giro di affari importante.

Così questa perenne incertezza pesa anche sugli investitori stranieri, che potrebbero anche pensare di fare economia in Italia.

Ecco una delle grandi difficoltà attorno alla quale il nostro paese si agita.

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