La frenata delle case automobilistiche

Come saprete in Italia ci sono tre settori in profonda crisi : quello delle auto , della nautica e dell’edilizia.

Per esempio è  proprio  di questi giorni la notizia ,  a due mesi del previsto inizio ,  dell’annullamento

dell’edizione 2013 del  Motor Show , il principale evento italiano delle  due e quattro ruote che si teneva nei saloni della Fiera di Bologna dal 1976 . Anche se tale notizia  è filtrata un po’ in sordina,  non può  essere lasciata passare così.   motor show 1

I numeri del Motor Show di Bologna sono stati sempre  interessanti, anche se già nel 2009 ci furono dei problemi,   poi risolti.  Nel 2011 i visitatori  furono 840.000, un 5% in più rispetto al 2010, mentre nel 2012 i biglietti staccati hanno superato di poco il numero di 400.000.  Comunque il  flusso costante di persone che per una settimana, nel mese di dicembre  raggiungeva  Bologna da ogni parte d’Italia per visitare la mostra e prendere parte ai moltissimi eventi collaterali, è sempre stato rilevante. Insomma tale fiera era una vera e propria  istituzione per gli appassionati del mondo delle due e quattro ruote.

Quest’anno la rinuncia da parte della società organizzatrice,  pare sia dipesa dalla totale assenza delle case costruttrici  automobilistiche, che preferiscono investire nei mercati esteri, soprattutto in quelli emergenti come ad esempio in Brasile o in Turchia, visto che il mercato italiano, un tempo al secondo posto in Europa ed al quarto nel mondo, oggi si trova soltanto rispettivamente al nono ed all’undicesimo posto. Dal 2007 ad oggi, nel nostro paese,  le vendite di auto sono di fatto dimezzate. E sì che è risaputo  che i Italia i poteri forti hanno sempre puntato sulle quattro ruote, come unico sistema di mobilità e di trasporto interno, abbandonando a se stesso le altre possibilità (  ferroviaria, fluviale ecc. ),   ben utilizzate invece  in molti paesi europei.

motor show 2Se da un lato tale rinuncia ci crea avvilimento perché  un altro mito viene meno per opera della crisi, portandosi dietro un indotto considerevole sia per la Regione Emilia Romagna che anche per il resto d’Italia, dall’ altro lato, giocoforza,  con un simile fatto , è possibile ripensare  al valore dell’automobile ed alla  sua reale funzione.

Cioè  di essere considerata un semplice mezzo di trasporto e non più come  l’equivalente di libertà di movimento e di status symbol, visto che le problematiche che ci circondano sono diverse. Strade ormai ai limiti della percorribilità per la  totale assenza di manutenzione;  sempre più code che delimitano nella libertà di movimento e ci  impongono di   respirare aria insalubre e di   inquinare le città di smog;  prezzi delle autovetture non più sostenibili in un contesto di bassa redditività, insicurezza del posto di lavoro, imposizione fiscale alle stelle.

Comunque  è un peccato che la rinuncia sia gravata proprio sul Motor Show di Bologna, quando  continuiamo a vedere e sentire,  con regolarità,   spot pubblicitari , senza dubbio costosi,   che promuovono le auto, che  spesso sono  dei veri e propri capolavori, divertenti e frutto di colpi di genio di abili pubblicitari.

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Un commento a La frenata delle case automobilistiche

  1. Pierangela Benedetti dice:

    Per quanto riguarda l’industria automobilistica e dell’edilizia la crisi era da tempo annunciata perchè il mercato italiano più di quello non può riuscire ad assorbire.Se poi la nostra industria automobilistica non ha saputo conquistare mercati internazionali …non date la colpa ai sindacati…….quello che non riesco a capire è quella della nautica. Noi abbiamo, o devo dire avevamo, la cantieristica più importante del mondo….vista la lunghezza delle coste e l’abilità dei nostri ingegneri navali figli della miriade di naviganti…Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Guovanni Da Verrazzano, ecc…Una prerogativa che non dobbiamo assolutamente perdere o svendere. Per non parlare della cantieristica da diporto che fino a ieri produceva barche fantastiche…con vasche di marmo e rubinetti d’oro per Nabilia la figlia dello sceicco del Katar….Ci danno i soldi che vogliamo..che problema c’è??? O abbiamo svenduto anche questi cantieri particolari, fantastici…Viareggio…Monfalcone…Ancona…Palermo???…Va bene essere silos da soldi, ma svendere questi magnifici gioielli che ci hanno fatto grandi in tutto il mondo è veramente da vigliacchi.

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