La fragilità dei conti pubblici italiani

Siamo quasi sempre sotto la lente di ingrandimento della Commissione Europea per i conti pubblici. Le manovre correttive, da tempo, sono all’ordine… non del giorno, ma del semestre o dell’anno. I nostri governanti cercano, non sempre con successo, di convincere gli analisti che i conti pubblici sono “in ordine” oppure “sotto controllo”.

Ma perché siamo così fragili? Perché sulle spalle dobbiamo portarci un peso, rappresentato dal debito pubblico, duro da sopportare, che secondo il Fondo Monetario Internazionale è, in ondine di pesantezza, il terzo al mondo, dopo Stati Uniti e Giappone. Ed oltretutto siamo al secondo posto, sempre nella classifica mondiale, nel rapporto tra debito pubblico e pil prodotto dal paese.

Il debito pubblico dobbiamo sapere che si forma quando le spese sono superiori alle entrate e questo disavanzo viene coperto o stampando più denaro (e generando inflazione) o emettendo titoli di stato, che frutteranno per chi li sottoscrive, un tasso di interesse annuo, che anch’esso andrà a pesare sulle casse di chi lo ha emesso. E per ridurlo ci vuole ci vogliono nel tempo degli avanzi di bilancio (che generalmente si hanno con maggiori imposizioni fiscali) oppure vendendo beni dello Stato.

La montagna di debito pubblico italiano si è allargata a dismisura tra gli anni ’80 e ’90, passando dal 57,7% sul Pil nel 1980 al 124,3% nel 1994. Oggi è il 132%.  Ciò è dovuto non solo politiche finanziarie un po’ superficiali (in quel periodo la spesa per interessi sul debito pubblico era molto più alta di quella degli altri paesi europei), ma anche politiche economiche e sociali non all’altezza, che l’onda lunga ha portato avanti nel tempo.

Vogliamo ricordare almeno due di questi provvedimenti, che forse sono l’emblema del malgoverno del nostro paese. Provvedimenti creati ad hoc solo per alcune categorie di italiani o zone dell’Italia, che devono rappresentare la memoria storica di disgraziate politiche, corrette in ritardo o ancora da correggere.

Il primo vede la luce nell’anno di grazia 1973, il 29 dicembre, il Governo Rumor con Ministro delle Finanze Ugo La Malfa, umanò un provvedimento che permetteva ai lavoratori pubblici di anticipare i termini della pensione. Per le donne con figli bastavano 14 anni, 6 mesi ed un giorno, per tutti gli altri statali 20 anni e per i dipendenti degli enti locali 25 anni. Con ciò oltre 400mila persone si sono ritrovate con incassi pensionistici triplicati rispetto ai versamenti effettuati. Ci vollero 10 anni perché tale provvedimento fosse cancellato, ma ormai i diritti acquisiti erano tali e la spesa previdenziale era stata gonfiata. Oggi ne paghiamo ancora le conseguenze, essendo l’Italia al primo posto in Europa per spesa pensionistica, nonostante la Germania abbia a carico un numero di pensionati più alto del nostro.  E non va dimenticato che la principale voce di spesa nel bilancio pubblico, al netto degli interessi pagati, è proprio la spesa previdenziale!

Per il secondo dobbiamo andare un po’ indietro nel tempo. Riguarda la concessione dell’autonomia speciale concessa alla Regione Sicilia. Provvedimento emanato nel 1946, sia per frenare i venti di separatismo nel dopoguerra che per cercare di risollevare le sorti di una regione in difficoltà. L’eccesso di libertà (finanziaria, impositiva, legislativa) dal governo centrale è stato nel tempo, purtroppo, mal gestito, per non dire catastrofico. Società pubbliche con migliaia di dipendenti, spesso nulla facenti, tasse non applicate, imposte non riscosse, servizi pubblici carenti, disoccupazione alle stelle, turismo ed opere d’arte mal curate, società pubbliche con buchi di bilancio spaventosi, per non parlare dei benefici dei politici siciliani. E si potrebbe continuare ancora a lungo. Una voragine dove si incuneano i trasferimenti pubblici programmati, oltre ai periodici interventi una tantum del Governo centrale per cercare di copri i tanti buchi di bilancio ed i problemi di una Regione, che nessuno ha voluto o è riuscito per ora a riorganizzare .

Riusciremo prima o poi a fare tesoro di simili gravi errori che purtroppo lasciano tracce nel tempo, rendendoci sempre così vulnerabili?

Pubblicato in Politica - Scuola - Società e con Tag , , , , , , . Usa il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

quattordici + 8 =