… Il nostro futuro obiettivo dovrà essere vivere bene, non meglio….

Alla fine di questa guerra, come ha detto il Sindaco di Milano Sala … servirà una ricostruzione economica e sociale senza precedenti

Ma come ricostruire? Questo è il dilemma.Oggi, nell’intimo delle nostre quattro mura, possiamo avere tempo di pensare, di riflettere su come dovremo ripartire.

Ho ritrovato una intervista fatta dal quotidiano “La Repubblica”, nel lontano maggio 2015, ma molto attuale, a Serge Latouche, francese, classe 1940, economista-filosofo, teorico della decrescita felice.

Latouche, a margine di una sua partecipazione al Bergamo Festival (8-24 maggio 2015), intervistato, diceva queste parole, che oggi davvero ci possono aiutare a riflettere su come ricostruire il nostro futuro:

 “L’economia ha fallito, il capitalismo è guerra, la globalizzazione violenza“.”La globalizzazione è mercificazione“. Peggio: “Il libero scambio è come la libera volpe nel libero pollaio“. E ancora: “L’Expo è la vittoria delle multinazionali, non certo dei produttori“. Serge Latouche è il teorico della decrescita felice, dell’abbondanza frugale “che serve a costruire una società solidale“. Un’idea maturata anni addietro in Laos, “dove non esiste un’economia capitalistica, all’insegna della crescita, eppure la gente vive serena“.

Ed ancora “la decrescita felice è una delle strade che portano alla pace“… L’economista francese, in particolare, si concentrava sulla critica alle dinamiche del capitalismo forzato, che allarga la distanza fra chi riesce a mantenere il potere economico e chi ne viene escluso. Ecco perché, secondo Latouche, la decrescita sarebbe garanzia e compensazione di una qualità della vita umana da poter estendere a tutti. Anche per questo “considerare il Pil non ha molto senso: è funzionale solo a logica capitalista, l’ossessione della misura fa parte dell’economicizzazione. Il nostro obiettivo deve essere vivere bene, non meglio“.

Riflettiamoci  tutti, chi ci governa in primis…

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