Il mondo cambia, ma il giornalismo italiano lo seguirà ?

Il mondo sta cambiando, l’Italia va a ruota, lentamente, poco nel bene e abbastanza nel male. Con tutti questi stravolgimenti, perché non provare a far cambiare anche il giornalismo ? E’ vero, qualcosa di nuovo si trova in giro, grazie anche e soprattutto alla rete, ma la struttura portante dell’informazione è sempre ancorata al modello europeo-continentale.

Il modello del giornalismo europeo-continentale è un modello di lotta politica e pressione economica; di fatto è uno strumento per gli interessi politici ed economici di pochi. Così in Italia troviamo soprattutto giornali di partito e giornali d’opinione con una forte tradizione letteraria. Se il modello di pressione economica cerca di resistere, l’informazione politica invece, fino ad un ventennio fa mantenuta totalmente sotto il controllo dei partiti politici, oggi è migrata verso il sistema dei mass media che, anche se ancora legato a specifiche collocazioni politiche, si deve muovere in una logica di competizione commerciale  che di fatto la libera dalla diretta proprietà e dalla esclusiva pressione dei partiti.

Questi cambiamenti, seppur lenti, fanno sperare che si possa, prima o poi, arrivare ad avere anche nel nostro paese un giornalismo di tipo anglosassone, cioè una informazione indipendente, di editori puri, a vocazione commerciale, dove al centro del business, oltre al buon giornalismo,  si trova la pubblicità.

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Con il giornalismo di tipo anglosassone si lavora solo sui fatti e sul controllo dei fatti. Così personaggi e partiti politici sono valutati sui singoli comportamenti, e non in base all’appartenenza politica dell’editore e della linea editoriale che esso impone. Le notizie sono separate dai commenti, l’azione è agguerrita ma indipendente.

Il giornalismo anglosassone,  che si muove grazie ad una auto-regolamentazione, molto più efficace di possibili sanzioni,  è dotato di una cultura professionale che si erge a difensore dei principi del buon giornalismo. E per poter far ciò è necessario aprirsi al mercato, facendo azioni di marketing, di pubblicità, di ricerche di mercato, che permettano quell’equilibrio economico che è sempre più difficile da realizzare,  ovunque.

Per concludere mi piace ricopiare ciò che un vecchio editore americano scrisse ad un giovane giornalista che dall’Italia cominciava a scrivere per qualche testata americana : “Pensaci bene, spiega tutto in un paragrafo, quel paragrafo è ciò di cui la storia deve parlare.È la cosiddetta regola del nut graph, ossia il paragrafo (di solito il secondo o il terzo di un articolo, che viene dopo l’attacco e dopo la prima citazione) che deve essere in grado di esporre da solo il valore di una storia, almeno secondo la scuola di pensiero anglosassone.

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