Il modello fallito

L’antico detto il ” troppo stroppia” è sempre vero; le cose eccessive sono negative.

Veniamo al turismo. Tante città, borghi, centri storici ed aree turistiche del nostro Paese,  nell’ultimo decennio hanno acquisito una tale popolarità  a livello mondiale da divenire in certi periodi dell’anno quasi “ostaggio” del turismo e dei turisti. Così l’industria turistica fino allo scoppio della pandemia era divenuta il vero traino dell’economia locale di molti centri ed tra i primi settori economici italiani , osannata da molti ma anche osteggiata dai pochi residenti rimasti a vivere nei centri turistici, cittadini che non riuscivano più a vivere le città ed i borghi nella loro intimità, quasi fossero divenuti degli estranei in casa propria. In effetti questo senso di eccessivo c’era già, ma per il benessere comune si doveva sopportare. 

Oggi  a causa del covid-19 si prevede un calo di arrivi di stranieri nel nostro paese per l’anno 2020 del 95%. Una vera e propria catastrofe del settore.

Un giudizio di un libraio di Venezia (così come Venezia vale anche per tantissimi altri posti dell’Italia), un tale Giovanni Pelizzato, alla terza generazione di librai alla Toletta, fa riflettere e credo meriti approfondimenti, soprattutto da parte dei nostri dirigenti pubblici, per una completa rivisitazione dei modelli urbani di sviluppo… La tragedia di Venezia oggi è questa; negli altri luoghi del mondo la gente non esce ma c’è; qui invece non c’è più, se togli i turisti rimangono le pietre. Il contagio rivela l’orrore di un modello fallito; in mano agli estranei la città scoppia, ma senza di loro è priva di energie proprie e non sa come rinascere…

Chi ha il coraggio di dire che questo ragionamento non sta in piedi?

 

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