Globalizzate ma isolate : così le Cinque Terre oggi

gabbianoLui può, noi al momento, non possiamo più. Il gabbiano può, se vuole, percorre, volando, il sentiero n. 2, uno dei più famosi al mondo, che collega tutte le Cinque Terre. Noi da tempo non riusciamo più a percorrerlo interamente, perché ogni qualvolta si è sul punto di riaprire questo o quel tratto interrotto, arriva una nuova frana. Così da tempo non solo non è più pensabile di  percorrere le quattro tappe del sentiero in una sola giornata, ma non è proprio possibile attraversarne importanti tratti.

L’altro ieri, 26 dicembre 2016, il giorno dopo la grande abbuffata di Natale (mentre in tante parti del mondo si fa la fame, la sete, e non ci sono medicine), con le città italiane avvolte nello smog, mi sono recato lungo la costa ligure, prima a Portovenere, poi a Manarola, la seconda delle Cinque Terre, per rigenerarmi un po’.

Manarola, piccolo borgo tra mare e colline, in cui a sera, durante questo periodo natalizio, si illumina il suggestivo presepe, dove l’aria ed il ritmi di vita sono salutari, perché sempre imposti dalla natura, di fatto è “isolata”, visto che il sentiero pedonale tanto famoso è interrotto nei due sensi.

Infatti la tappa n. 3 Corniglia – Manarola (tempo di percorrenza 1 ora), era sbarrata, come pure chiusa era la tappa n. 4, Manarola – Riomaggiore (la via dell’amore, tempo di percorrenza 30 minuti). Restano invece aperte le tappe 1 e 2, rispettivamente Monterosso – Vernazza, e Vernazza – Corniglia tempo di percorrenza, per entrambi i tratti, 1 ora e 30 minuti.presepe

Un pescatore indigeno, seduto su una panchina a guardare il mare, a cui ho chiesto chiarimenti, ha manifestato il proprio sentimento, spontaneamente: per secoli unica via di comunicazione fra gli abitanti, il sentiero delle Cinque Terre da tempo viene invaso da migliaia di camminatori, effetto della globalizzazione, provenienti da ogni parte del mondo che, anche inconsapevolmente (per esempio con i bastoncini dell’escursionista), sollecitano un territorio già degradato, non più coltivato appieno, per la fatica e le difficoltà di una zona impervia. Così ogni qualvolta si cerca di sistemare un parte di territorio, si apre un nuovo fronte ed un’altra frana da un’altra parte. Ponti tibetani, sostegni metallici, ringhiere rinforzate, la tecnologia e l’ingegno dell’uomo combattono ma non bastano contro una natura, in parte abbandonata, che non viene più coltivata e curata come un tempo.

Globalizzate, ma isolate tra loro. Così le Cinque Terre oggi.

Stefano Bortoli

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