Genova, non solo il ponte Morandi

L’attenzione ora è tutta lì, rivolta verso il Ponte Morandi, ma Genova avrebbe bisogno anche di tanto altro, soprattutto di un piano strutturale pluriennale (tempo e soldi) che riveda e protegga la città ed i cittadini. 

A Genova c’è una situazione complicatissima, anche perché tutti possono vedere com’è stata costruita la città negli anni cinquanta e sessanta, con le speculazioni. E poi dobbiamo aggiungere che il territorio, le case, le infrastrutture, costruite ovunque sono state lasciate per anni senza controllo e manutenzione, mentre l’azione erosiva degli scarichi delle acque è costante.

Vi dirò, a me quei palazzi, alti anche 10 piani, accostati sui versanti collinari, fanno paura solo a vedersi. Passeggiando a piedi o transitando in auto, mi perdo a guardare tutte quelle case ed infrastrutture, appoggiate non si sa dove. Chi è del luogo non ci farà caso, ma io ogni volta rimango un po’ impressionato.

Purtroppo periodicamente a Genova avviene un disastro, piccolo o grande che sia.

Il peggiore avvenne nell’ottobre del 1970, caddero 900 millimetri di pioggia, esondarono il Bisagno, il Polcevera e il Leira e le vittime furono 44. Poi come non ricordare l’alluvione del 4 novembre 2011 con l’esondazione dei torrenti Bisagno e Fereggiano e la piena dei torrenti Sturla, Scrivia e Entella. Anche in questo caso ci furono 6 morti, di cui due bambini.

Ed ancora va ricordato il dramma in strada, sempre a Genova, del marzo 2018, dove un anziano caduto in una voragine aperta dal maltempo, è morto. Voragine aperta due anni prima e mai riparata per un contenzioso tra il  Comune ed i residenti.

Le frane si ripetono periodicamente, a causa della grande quantità di acqua che spesso cade sulla città. Se queste frane investono i condomini, nel migliore dei casi si hanno solo molte persone sfollate, anche perché non pochi sono i casi di fondamenta che vengono erose.

Tra il terrore di nuove esondazioni e frane si è interposto anche il ponte Morandi, che oltre ai tanti morti, ai moltissimi sfollati, ha tagliato le gambe anche alla viabilità cittadina.

E sì che la viabilità i cittadini,  bene o male, da soli, erano riusciti a regolamentarla. Sapete come? Con l’uso degli scooter. Perché Genova è il capoluogo nazionale ed europeo delle due ruote ed si trova, a livello mondiale, dietro solo a Bangkok. Seconda città al mondo nel rapporto cittadini/scooter, a Genova la circolazione fino al crollo del ponte Morandi scorreva e non c’era mai stata una vera emergenza smog.

E questo grazie alla scelta (di non usare l’auto mail mezzo a due ruote), compiuta dai genovesi, cittadini responsabili, che a volte, per quanto possibile, si sostituiscono alle istituzioni nella risoluzione dei problemi. 

Stefano Bortoli

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