Fuori i pregiudizi, parliamo delle lobby e del lobbista !

“Le lobby del gioco d’azzardo sono troppo vicine alla politica”, così si vocifera intorno al “palazzo” .

Il tutto è nato da un emendamento alla legge di stabilità,  presentato lo scorso dicembre , dalla senatrice del Nuovo Centro Destra, Federica Chiavaroli,   che avrebbe  penalizzato   gli enti locali che cercavano di  limitare il gioco d’azzardo.  Provvedimento assurdo, votato in ordine sparso dalla maggioranza, che  dopo violente proteste provenienti da presidenti di regione, sindaci, associazioni, cittadini ,  all’ultimo tuffo è stato cancellato . Molti accusano l’onorevole Federica Chiavaroli  di essere portavoce di lobby di vario genere.

A questo punto non ci resta che capire un poco il significato e cosa ruota intorno alla parola  lobby , almeno per renderci conto di cosa si sta discutendo.

La lobby è un  gruppo dotato di una organizzazione formale, identificabile e riconoscibile,  basata sulla divisione funzionale dei compiti,  che agisce e fa pressione al fine  dell’affermazione del proprio interesse.

Con il termine lobbyng , invece,   si intende la modalità di azione con cui si esercita la pressione sul sistema politico, mentre il lobbista è colui che cura gli interessi del gruppo, ponte di raccordo tra politica ed affari.  In parole  povere,  ogni lobbista cercherà di convincere il legislatore del fatto che gli interessi del suo gruppo sono gli stessi dello Stato.

Negli USA le lobby sono regolamentate  ed  i lobbisti sono inseriti in un pubblico  registro, risultando di fatto  parte integrante del tessuto sociale di una nazione in cui la professione di lobbista è ben radicata fin dall’800. Per esempio , se più cittadini si mettono insieme per  promuovere l’approvazione di una legge, che possa favorirli, promuovono  una colletta e fanno la loro attività di lobbyng. Tutto alla luce del sole.

Invece in Europa ed in particolar modo in Italia,   la professione non è mai stata riconosciuta visto che sia i politici che le stesse lobby non intendono sottomettersi a regole chiare  ed inoltre non esiste una formazione vera e propria per la professione, anche se ultimamente tutte le principali università hanno creato corsi “mascherati “, rivolti al “Public affairs” o “ Rappresentanza istituzionale “.

Con poche regole  si  renderebbero più chiari provvedimenti  e si eviterebbero errori come sopra descritti . Un codice etico, le cause di incompatibilità e la trasparenza.  Ecco i tre punti  ampiamente dibattuti e definiti, che però non si ha il coraggio di attuare.

Con il codice etico  si certificherebbero guadagni e si renderebbe pubblico con chi si è lavorato.

Con le cause di  incompatibilità si arginerebbero quei soggetti che svolgono nel contempo un incarico pubblico o che lo hanno svolto fino a poco tempo prima.

Con la trasparenza si renderebbero pubblici tutti gli incontri tra i  politici ed i lobbisti.

Insomma se da una parte  il lobbista può essere un ottimo rappresentante di interessi verso il decisore pubblico, dall’altra la mancanza di  regole non dà quella certezza circa la correttezza e trasparenza essenziale per la pubblica amministrazione.

Con un piccolo sforzo comune, anche in questo campo potremmo arrivare ad un nuovo equilibrio, essenziale per la ripresa del nostro paese.

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