E’ sostenibile la nostra mobilità?

Quando si parla di mobilità,  a primo impatto mi  vengono in mente le nostre bellissime strade a picco sul mare, le vie con un piacevole andamento collinare, gli antichi treni a vapore con tratti ferroviari ricchi di storia, i mitici passi di montagna.

Poi il pensiero si sposta verso la quotidianità e ritrovo le difficoltà  del traffico caotico dei  nostri centri abitati ed inquinati, la sporcizia ed i continui ritardi dei treni per i pendolari, come pure  i crescenti furti di  biciclette utilizzate,  su strade sempre più pericolose per le due ruote, sia come mezzo di trasporto che come mezzo scambiatore .

immagine 2Sia a livello mondiale ( anche con il trattato di Kyoto  per la riduzione delle emissioni inquinanti ) , che europeo ( con l’EPOMM, l ’organizzazione no profit con sede a Bruxelles, composta dai governi nazionali europei impegnati nella promozione e nello sviluppo della mobilità sostenibile e del Mobility Management ), le istituzioni cercano di  promuovere la gestione della mobilità come strumento per renderla rispettosa dell’ambiente, socialmente equa ed economica.

Proprio sulla figura del Mobility Manager vorrei riflettere.E’ stata introdotta ufficialmente anche in Italia  nel 1998, con la funzione di analizzare le esigenze di mobilità dei dipendenti delle aziende pubbliche e private, agevolare il car-pooling e sincronizzare gli orari lavorativi con quelli del trasporto pubblico. In parole povere il suo compito dovrebbe essere  quello di organizzare e gestire il piano degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti di un’azienda.

Pare che la maggior parte dei mobility manager siano al momento dipendenti di enti pubblici  che operano nell’ambito dell’organizzazione della mobilità urbana, mentre la loro nelle aziende private, essendo  facoltativa, sembra rimasta pressoché  inattuata,  almeno nelle PMI.

Poiché tale ruolo se considerato nella giusta dimensione  e ben interpretato,  porterebbe benefici importanti sia per il benessere personale del lavoratore che per l’intera collettività , è necessario approfondire per quanto possibile la questione.

I principali paesi europei senza dubbio incoraggiano chi va al lavoro con mezzi pubblici ( puntuali, moderni ed accoglienti ) e soprattutto con la bici. Proprio chi utilizza la bici, in alcune nazioni, udite udite,   riceve persino un rimborso chilometrico,  oppure  una detrazione in sede di dichiarazione dei redditi. Altrimenti può ricevere un kit per le riparazioni e una mantellina para-pioggia o un abbonamento gratuito ai mezzi pubblici,  da utilizzare in caso di pioggia. Inoltre, presso il luogo di lavoro, sono organizzati posteggi sicuri, un piccolo spazio attrezzato per le riparazioni con una pompa da officina, spogliatoi e docce. Tanto per citare una città, Copenhagen  ha vinto l’ultimo premio della Commissione Europea quale “capitale verde” ,  in virtù di una percentuale di spostamenti in bici pari al 40% del totale della mobilità.images

Poiché il termine mobility manager  fa tendenza, è alla moda, vorremmo  non limitarci soltanto alla teoria ma  sarebbe interessante ritrovare esempi di mobilità sostenibile.

Per questo  ci rivolgiamo ai nostri lettori, perché contribuiscano con le loro esperienze a raccontarci percorsi di mobilità sostenibile attuati in Italia, anche nel privato, perché vorremmo  dimostrare che, nel nostro paese,  non è rimasto tutto solo sulla carta.

Inviateci il vostro racconto a mezzo e-mail all’indirizzo info@fugadalbenessere.it che provvederemo a pubblicarlo.

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