Dopo di me venga pure il diluvio

Après moi le déluge! (Dopo di me il diluvio). La frase che viene attribuita a Luigi XV Re di Francia, oggi viene utilizzata soprattutto per definire un atteggiamento menefreghista.

Menefreghista, ovvero mi frego solo dei bisogni della mia “specie”, della mia “casta”, sembra essere l’atteggiamento che troppe volte è la chiave dei ritardi, delle negligenze e dell’arretratezza del nostro paese, se lo confrontiamo con l’organizzazione, i servizi e le attività sociali offerti negli altri paesi europei più industrializzati.

L’interesse generale, il senso di un interesse generale che trascenda i bisogni dei particolari e i diritti da essi accampati, è la chiave di molte porte, che ci aprirebbero ad un futuro più roseo e migliore per tutti.

Ma solo il fatto di dover sempre rimarcare che esiste un problema in tal senso, è sconfortante, cioè che l’interesse generale viene dopo, che manca una visione d’insieme.

…Chi se ne frega se mancano i servizi di trasporto, le coincidenze, i mezzi efficienti e puntuali: tanto la maggior parte delle persone, soprattutto quelli che “contano” possiedono un’auto e poi in qualche modo si riesce sempre a trovare un posto dove parcheggiare …

… Chi se ne frega se nella mia cittadina non esistono cinema, centri culturali o non si fanno iniziative per la comunità; tanto noi possiamo andare altrove a goderci il tempo libero…

E così si potrebbe andare ancora avanti molto.

Ma su un settore dobbiamo però soffermarci, perché di grande importanza, per non dire di “vitale” importanza.

Il settore della sanità, della salute, che fino ad oggi, bene o male “ha retto”, sta lanciando gli ultimi segnali di allarme. Segnali di disservizi già ampiamente previsti da diverso tempo e poco e mar recepiti dai governanti, al punto tale che oggi, mancando molti medici specialistici negli ospedali (e sempre più ne mancheranno), si sta ricorrendo ad iniziative “tappabuchi”, con il richiamo persino di medici già in pensione.

Il numero chiuso per la facoltà di medicina, prima programmato dai singoli atenei, poi diventato nazionale, ha creato la grave carenza di medici di oggi, soprattutto specialistici.

Con una simile iniziativa, lo Stato aveva trovato una via per fare dei tagli facili al bilancio (le borse di specializzazione).  Ed in più, a primo impatto, non scontentava quasi nessuno, visto che pure l’Ordine dei medici, sotto sotto, ha sempre preferito una restrizione ad una concorrenza professionale (nel caso di esubero di medici).

Un numero troppo elevato di medici avrebbe inflazionato la casta e lo Stato avrebbe speso di più.

Così negli anni non si è voluto fare previsione e non si è voluto adeguare l’offerta, che oggi è sotto la soglia minima. E  per il cittadino comune comincia ad essere un problema.

Purtroppo c’è da rimarcare che l’Italia è governata da tante corporazioni e per i nostri politici è facile essere più sensibile agli interessi di categoria che non ai generali. E quasi nessun politico che conta fino ad oggi ci ha dimostrato il contrario.

In questa situazione difficile, in cui regna una generale disorganizzazione, non ci resta che la compassione dei singoli verso i più deboli.

Una grande virtù che solo in pochi hanno la fortuna di incontrare sulla propria strada.

Più manca una visione d’insieme, più l’interesse è particolare e non generale, più si alimenta la lotta di tutti contro tutti, che promuove alla fine l’interesse del più prepotente.

Ed allora: …dopo di me venga pure il diluvio

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