Prendiamo alla lettera il contratto di lavoro a progetto

Come abbiamo più volte detto l’Italia è un paese talmente pieno di leggi e regolamenti che ciò porta, in certi casi,  anche l’onesto cittadino a perdere il controllo ed a compiere azioni che mai avrebbe neppure pensato. Insomma troppe leggi… nessuna legge.

Per esempio la normativa del diritto del lavoro è veramente ampia e spesso è oggetto di aggiustamenti e modifiche. Anche in questi ultimi mesi ci sono stati diversi cambiamenti sulle regole del lavoro. Ma anche con ciò  il nostro paese non riesce a migliorare le percentuali di occupazione ed anche i livelli di soddisfazione sul lavoro, rispetto ad altri  stati in cui la regolamentazione è molto limitata.

Tanto per fare un esempio, se decidi di andare a lavorare a Londra,  dopo un breve periodo di prova ( 3 mesi ), se soddisfi il datore di lavoro, vieni assunto a tempo indeterminato. Ugualmente, con un breve periodo di preavviso,  puoi essere licenziato. Il tuo stipendio,  abbastanza adeguato al costo della vita, nella maggior parte dei casi non prevede né la tredicesima, né  tanto meno la quattordicesima, come pure non esiste il trattamento di fine rapporto. Men che  mai parlare di cassa integrazione; sarebbe difficile pure spiegarne il significato ad un inglese.

Ciò sta a significare che nel nostro paese i regolamenti, bene o male ci sono e potrebbero coprire tutti  i bisogni dei cittadini; ma c’è qualcosa di troppo che forse … stroppia.

Restando nell’ambito del lavoro, visto che si tratta del tema “per eccellenza” degli ultimi anni, vorrei soffermarmi un poco sul tipo di contratto di lavoro, denominato  – a progetto – . E’ un contratto, come recita la norma,   di collaborazione coordinata e continuativa caratterizzato dal fatto di essere riconducibile a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso, come pure di essere gestito autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con l’organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa.

Bell’idea, solo se presa alla lettera. Permetterebbe all’azienda di affidare un compito specifico ad una persona, che in base alla propria esperienza e capacità, lo potrebbe svolgere in autonomia, con o senza occupare postazioni di lavoro in azienda, e soprattutto nei tempi e nei modi a lui più congeniali. Così l’azienda avrebbe un costo fisso della prestazione, un risultato certo e minori spese generali . La persona incaricata potrebbe gestire a piacimento il progetto e perché no, avere anche  ulteriori possibilità di lavoro o gestire il proprio tempo libero per  attività ludico ricreative. 

Purtroppo,  nella maggior parte dei casi,  il contratto di lavoro a progetto, se prodotto da un’azienda italiana, viene utilizzato soltanto in forma miope, cioè per raggirare l’assunzione di una persona, facendola comunque lavorare nei modi e nei tempi di un lavoratore dipendente. Ciò  porta  senza dubbio ad un risparmio economico a breve per l’azienda, ma forse,  a causa della insoddisfazione generale del lavoratore, porta anche ad  una minore produttività, come pure ad un progressivo “ingessamento” del mercato del lavoro.

Di contro abbiamo esempi concreti di persone italiane che nel proprio paese svolgono un’attività con contratto a progetto,  concordata con un’azienda straniera. In questi casi i lavoratori si ritengono soddisfatti in quanto equamente gratificati, con una gestione autonoma e con  programmi di lavoro chiari,  riscontrati periodicamente con l’azienda.

Insomma,  al soggetto è riconosciuta la giusta responsabilità, con la quale sarebbe  possibile andare oltre la maggior parte delle leggi , che quando sono troppe non solo non solo non  creano ordine ma tendono a sfociare nella  poca professionalità.

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