Chi troverà Il nuovo oro nero ? Speriamo qualcuno con una “green education”

Economia, finanza, industria, politica, affari. Le lobby dell’alta finanza che gestiscono le multinazionali  cercano di individuare quale è o quale sarà il vero nuovo oro nero, che potrà prendere il posto del petrolio.

Ogni tanto si legge qua e la che il nuovo oro nero potrebbe essere il  cacao, il mais, lo shale gas – o gas da scisti bituminosi oppure il sempre presente carbone.

Chissà se le interpretazioni degli dati, le sensazioni, le previsioni porteranno al risultato tanto  atteso ma quantomai incerto .

Vediamo allora  di capire qualcosa attorno ai pretendenti al ruolo di nuovo oro nero.

immagi2Per esempio il cacao che ha toccato anche  quota duemila sterline la tonnellata alla borsa di Londra e più di tremila dollari a quella di New York, è definito da alcuni il nuovo oro nero, visto che dal 2011 sta seguendo una tendenza rialzista senza soste. Perché pare che la domanda sia in crescita a fronte di un’offerta che invece si mantiene sempre uguale.

Altresì va ricordato che  la raccolta del cacao deve fare i conti con condizioni molto difficili  dei braccianti delle piantagioni dell’Africa occidentale, lontani anni luce dalla prosperità .

Il mais, invece è un cereale che ultimamente riveste una duplice funzione. E’ utilizzato sia come alimento come pure per viene bruciato per produrre bioetanolo  ( che appunto sostituisce la benzina ). Sarà il nuovo oro nero ?immagi1

Quello che al momento è certo è che se la diffusione del bioetanolo continua con questo passo, a causa dell’elevata richiesta di mais,  il prezzo del stesso  mais aumenterà in maniera spropositata. Il mondo ha fame ma i prezzi dei prodotti alimentari continuano a crescere. Una causa è anche questa. Pure McDonald’s si è messa sulla difensiva, avvisando che, proprio a causa dei biocombustibili, dovrà rivedere anche il prezzo dei  BigMac!

Con lo shale gas – o gas da scisti bituminosi  troviamo invece una fonte “non convenzionale” di gas naturale, che viene estratto da formazioni rocciose. Viene detta  “non convenzionale”  perché  lo shale gas risulta intrappolato nella roccia d’origine, una roccia ricca quindi di gas, ma poco permeabile (molto argillosa). L’interesse per questo tipo di prelievo è molto alta,  soprattutto negli Stati Uniti, dove si spera che attraverso le moderne tecnologie di estrazione (fratturazione e trivellazione orizzontale ), si possa aprire una grande porta verso il nuovo oro nero.

In Europa però c’è ancora molta diffidenza , visto che vengono messi in evidenza rischi ambientali, però ancora non ben identificabili.

E che dire dell’inossidabile carbone.  Questo combustibile fossile è attratto sempre più verso le economie in forte crescita del mondo: Cina ed India. Ormai la Cina brucia più carbone di Stati Uniti, Europa e Giappone messi insieme.

Peccato che la “febbre” per il nuovo oro nero, il carbone, abbia divorato foreste ed interi villaggi. La corsa delle multinazionali hanno spinto popolazioni ( soprattutto nella parte asiatica ) a lasciare case e villaggi con un impressionante aumento della deforestazione. Oltretutto il carbone, generando il 40 per cento di emissioni nocive è proprio il combustibile fosse più inquinante.

Basta. Fermiamoci qua.

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Credo che quel poco che abbiamo letto ci faccia capire appieno che la sostenibilità non è ancora il nuovo modello di business visto che tutti pare non concordino sul fatto che la riconversione ecologica dell’economia è necessaria ed è lo strumento principe per dare a tutti un lavoro sicuro, giusto e dignitoso.

Esisterebbe, tra gli altri,  anche un rapporto OCSE che contiene interessanti considerazioni sul ruolo fondamentale dell’educazione e della formazione, improntata ad una prosperità senza crescita.

Ed a questo punto non ci resta che sperare che il nuovo oro nero venga trovato da persona o società con una spiccata “green education” , per un’economia sostenibile.

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