Per risanare il cinema italiano ci vuole Checco Zalone con gli occhi a mandorla

E’ vero che in Cina si pensa e si realizza tutto rapidamente ed in grande, spesse volte troppo rapidamente e troppo in grande, tanto che i nodi sulla vivibilità e sulla conservazione dell’ambiente poi vengono purtroppo al pettine.

unoE’ vero che i cinesi oggi sono circa un miliardo e quattrocento milioni e che Pechino, la capitale, conta 21,5 milioni di persone, con un progetto faraonico di espandere in pochi anni  la città fino a 100 mila km quadrati  con  circa 130 milioni di abitanti.

Nel nostro paese di record e successi per il momento troviamo solo gli incassi dei film di Checco Zalone. Ora è il turno di “Quo vado?” che sta viaggiando alla velocità della luce, nonostante che il film sia soltanto una simpatica commedia, che racconta la fine del posto fisso con risate che però fanno anche pensare.

La pellicola uscita contemporaneamente la mattina del primo giorno dell’anno in 1.500 sale italiane ( pertanto su oltre il 40% del totale degli schermi in Italia  ), risulta essere stata una grande operazione commerciale, condita dall’estro del comico pugliese. Business organizzato e studiato a tavolino che ha indirizzato gli italiani , facendo incassare a “Quo Vado?”, per ora,  oltre  50 milioni di euro. due

Tornando alla Cina, a  proposito di cinema, il  primo gennaio il governo cinese ha reso pubblici i dati relativi anche all’industria del cinema. Incassi 2015 cresciuto quasi del 50% rispetto al 2014, con una media di 22 nuove sale aperte per giorno su tutto territorio nazionale.  Di questo passo nel 2017  la Cina supererà gli Stati Uniti+Canada, diventando la prima industria cinematografica mondiale.

Mentre in Italia, a parte l’effetto Zalone, abbiamo poco meno di 4.000  schermi in attività, con una continua contrazione di sale, che vengono abbandonate,  soprattutto nei piccoli  centri urbani, il  boom dell’industria cinematografica cinese, in controtendenza rispetto ad altri settori, è dovuto principalmente a due fattori : una maggiore qualità nelle produzioni locali e le misure protettive nei confronti delle stesse da parte del governo nazionale ( il  governo cinese può infatti decidere quali film stranieri proiettare in Cina, quanto censurarli, quando farli uscire e per quanto tempo lasciarli nei cinema ). Di fatto vengono favorite le produzioni interne a discapito dei quelle straniere, visto che quando nei cinema c’è un importante film cinese, i film stranieri “consentiti” contemporaneamente sono pochi e poco concorrenziali.

Allora mi viene in mente ctrehe,  se i produttori e distributori del film di Zalone, così tanto bravi nell’organizzare e gestire il business di una pellicola in un paese, il nostro, dove il cinema stenta da tempo, riuscissero ad organizzare al meglio, anche con le prossime produzioni,  un ingresso in Cina,  aiutati dal simpatico  Checco Zalone ,  che siamo sicuri riuscirebbe ad attrarre ed a creare un feeling anche con chi davvero conta nei palazzi del potere cinese, il successo sarebbe sicuro e potrebbe essere di dimensioni tali da poter tirare al seguito un’industria, quella del cinema italiano, tanto brava quanto limitata nei mezzi per poter sviluppare e lanciare le proprie produzioni.

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