Ce n’è bisogno come il pane

Di recente nel pezzo “Investimenti in infrastrutture: le promesse dei governi e la cruda realtà” abbiamo cercato di capire quali possono essere i motivi che frenano gli investimenti (nelle opere primarie), di cui il nostro paese ha tanto bisogno.

Ma non abbiamo detto tutto. Ci sono altri interventi di cui il nostro paese avrebbe altrettanto bisogno e che ci pone anche in questo caso, con molta amarezza, sempre ultimi (tra i paesi più industrializzati).

Va premesso che nella vita quotidiano l’argomento che andremo ora a trattare è un tantino meno importante delle opere primarie (ospedali, scuole, strade, ponti, stazioni ferroviarie ecc.) e ciò lo possiamo constatare anche nelle nostre città, dove difficilmente troviamo una giunta che “parli attivamente di sport”.

Sport, di questo vogliamo parlare; soprattutto di impianti e strutture sportive sia legate alla scuola, che svincolate dal contesto scolastico.

Si può partire dal basso (piccoli impianti di periferia) e salire verso l’alto (verso le strutture per gli eventi sportivi importanti nelle grandi città), o altrimenti possiamo iniziare dall’alto verso il basso. Comunque vada l’impatto ed il giudizio finale non cambia.

Andiamo a vedere la situazione attuale, partendo dal basso, dal contesto di tutti i giorni di ognuno di noi.

Impianti sportivi locali

A parte rare eccezioni, molti degli impianti sportivi locali, utilizzati per attività amatoriale o giovanile, se non chiusi per inagibilità conclamata, sono degradati. I Comuni e le Province sono in difficoltà nell’ intervenire per le manutenzioni straordinarie, come pure le società sportive non sono in grado di provvedervi autonomamente, anche perché difficilmente possono ottenere in tempi congrui alleggerimenti fiscali o certezze sui contratti futuri. Il problema non è di facile soluzione anche perché ancor prima di migliorare gli ambienti di gioco, c’è la necessità di spendere per mettere a norma i locali. La lista degli interventi prioritari, pertanto non sportivi, che i Comuni o le Province dovrebbero fare è talmente lunga, che è meglio non soffermarci neppure sull’eventualità di procedere con la costruzione di nuove strutture sportive.

Scuola e sport

Nel nostro paese la didattica nel complesso è discreta, ma la didattica dello sport non è per niente sufficiente. Ciò nonostante ci sono molti istituti in tutta Italia che hanno sperimentato senza successo o stanno di nuovo sperimentando (per attirare ragazzi) lo sport, attraverso indirizzi mirati. Ma per la scuola italiana lo sport non esiste o quasi, tanto che molti istituti che hanno avuto questa brillante idea sono dovuti ricorrere a convenzioni con altri soggetti che gratuitamente mettono a disposizione gli impianti. E per raggiungerli scommettiamo che occorra un pullman, che vada superato il traffico… insomma per fare un paio d’ore di sport, se ne possono andare anche tre/quattro ore di lezione. E’ inutile negarlo: non ci sono scuole dotate di impianti sufficienti ad una vera didattica dello sport: non ci sono piscine, non ci sono campi da rugby, non ci sono docce e spogliati a norma. E poi, quanti istituti e quanti professori davvero si informano e sostengono la doppia carriera di uno studente (scuola- attività sportiva)? Quanti giustificano le assenze dovute o la poca brillantezza ad una interrogazione, per l’impegno sportivo del fine settimana? In Italia se lo sport porta solo un po’ di crediti, all’estero va detto invece che gli studenti che portano prestigio nell’ambito sportivo, vengono tenuti in massima considerazione anche nella scuola di appartenenza.

Impianti sportivi per professionismo e semiprofessionismo

La situazione dei palasport in Italia, considerata il fanalino di coda in Europa, non merita altre parole. La situazione degli stadi italiani idem, come pure si contano sulle dita di due mani le strutture di buon livello negli altri sport (nuoto, tennis ecc.), in tutto il territorio nazionale.

E così sempre più atleti debbono andare ad allenarsi lontano da casa, come pure squadre di ogni disciplina debbono abbandonare la propria città per andare a giocare altrove le proprie partite casalinghe, perché gli impianti non sono più a norma o ci sono stati cedimenti strutturali che ne impediscono, per ragioni di sicurezza l’utilizzo. Ed i proprietari degli impianti (Comuni, Province), non hanno i soldi per ripararli.

Conclusioni

Quasi nessun tra i politici e i componenti dei vari governi nazionali o locali parla di sport e di come promuoverlo. Le risorse che vengono destinate sono troppo limitate, come pure sono mancanti provvedimenti in favore di chi è disposto privatamente a scommetterci.

E questo disinteresse dei dirigenti pubblici (non solo in termini di argomenti ma anche in quelli normativi) si scontra con la possibilità di avere investimenti provenienti dai privati che, pur avendo le disponibilità, non sono allettati dal business, preferendo continuare ad investire nella costruzione di appartamenti, con il rischio di avere tanti invenduti (i mercati dell’immobiliare sono ampiamenti saturi), anzichè destinare le proprie risorse all’impiantistica sportiva, che ne ha invece bisogno come il pane.

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