Capitali coraggiosi

Come possiamo vedere , il mondo di oggi non segue più le logiche di un tempo; le logiche sono spesso capovolte e con difficoltà si arriva a comprendere  anche il beneficio di certi  ragionamenti e delle  azioni  che ne conseguono. Questo in ogni campo . Nella famiglia, nello sport, nella politica, nella cultura e nel mondo del lavoro.

Proprio il mondo del lavoro e tutto ciò che  ruota attorno alle imprese, è da sempre  un mondo particolare, a volte per persone coraggiose,  di  per se di difficile comprensione, spesso anche agli addetti ai lavori. Figuriamoci per chi ne è ai margini.

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Oggi vorremmo analizzare qualche aspetto che ruota  intorno alla parola capitale, tanto di modo in questo periodo .  Il capitale umano  ( che è  pure il titolo di un recente film di successo ) ed il capitale, inteso come bene strumentale di un’azienda, che ne rappresenta la principale fonte di finanziamento .

Ed allora con la parola capitale , si potrebbe parlare per esempio ….

  • del perché i collaboratori/dipendenti sono stati abituati a non pensare;
  • del costo implicito che un’azienda deve sostenere quando un lavoratore si dimette;
  • del perché i dipendenti onesti spesso sono l’ultima ruota del carro;
  • del fatto che capitali sempre più grandi si sono spostati dall’impresa reale al mondo della finanza, che oramai è diventato una vera e propria industria, però con pochissimi dipendenti;
  • della situazione, speriamo contingente, in cui gli imprenditori con disponibilità di capitali, finanziano i progetti e le iniziative  della propria azienda con denari provenienti esclusivamente dal mondo bancario ( mantenendo i propri capitali invece in quello della finanza o in quello immobiliare ) , il quale, obtorto collo, accetta, drenando però  liquidità per coloro che pur avendo maturato idee imprenditoriali molto interessanti, non hanno i mezzi necessari alla loro realizzazione.

Iniziamo allora parlando del mondo imprenditoriale e del rapporto tra imprenditore e collaboratore e/o dipendente, dato che il tessuto delle aziende nel nostro paese è composto principalmente da piccole e medie imprese, dove un singolo imprenditore o un’intera famiglia, detiene il controllo assoluto dell’attività  d’impresa.

E’ vero che esistono tanti tipi di collaboratori e/o dipendenti. Malleabili, duri, precisi, confusionari, onesti e disonesti, molto intelligenti  e poco intelligenti, e così si potrebbe continuare ancora per molto.  Ma il concetto fondamentale da cui partire è quello che i collaboratori o dipendenti sono di fatto come dei figli per l’imprenditore. Figli oramai grandi che non possono essere abituati a domandare sempre, a chiedere  l’autorizzazione prima di compiere ogni passo. Chiaramente quelli più problematici andranno seguiti, ma nella maggior parte dei casi i collaboratori dell’imprenditore  sono persone responsabili e diligenti, in grado di agire correttamente nella propria funzione. Ed allora perché abituarli a non pensare, visto che si trovano a dover affidare ogni decisione, anche la più elementare,  alla figura dell’imprenditore ? Imprenditore che, partendo dall’idea , troppo limitata, che l’azienda è “sua”, li ha abituati a fare così’, cioè a far passare tutte le decisioni dal tavolo dell’imprenditore. Che, generalmente,  non può essere in grado di gestire al meglio ogni processo aziendale.

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E così  l’ azienda oltre ad avere una minore produttività rispetto alle reali possibilità della forza lavoro, si ritrova  circa un terzo dei lavoratori che pensa di lasciare il proprio lavoro attuale . Così quando  un lavoratore lascia un’azienda, si devono valutare anche i costi impliciti: perdita di capitale intellettuale, impatto sulle relazioni con i clienti, sulla produttività, sull’esperienza, investimenti in formazione e creazione delle competenze che sono stati già fatti, oltre al costo per l’assunzione di una nuova risorsa. Così il costo totale di sostituzione di un singolo dipendente perso può essere fino a tre volte superiore rispetto al salario annuo dello stesso dipendente. Quindi la teoria che il turnover volontario migliori la redditività aziendale, permettendo all’azienda di  utilizzare meno risorse,  potrebbe non essere così corretta.

E che dire dei dipendenti più onesti, che spesso rappresentano l’ultima ruota del carro ? Semplicità, correttezza e precisione sono punti fermi che compongono la personalità di molti, i quali  di solito rimangono ai margini di un’impresa, che valuta di più e meglio quanti risultano furbi, intraprendenti e spesso chiassosi,  anche se alla fine portano dei risultati i contradditori e non del tutto chiari.

Lasciamo da parte a questo punto  il rapporto imprenditore-collaboratore ed addentriamoci nel nuovo capitalismo senza capitali.

 

verticaleIl capitalismo senza capitali non può esistere, anche se come dicevamo nei punti di introduzione, cerca di resistere. Resistere perché ormai i capitali si sono trasferiti al mondo della finanza, certamente più sicuro e redditizio. Così le aziende cercano di sostituire i capitali propri con quelli  delle banche, che dopo la pesante scottatura, giocoforza hanno la necessità di riproporsi in qualche modo sui mercati, per evitare di restarne ai margini , con pesati costi di struttura che non potranno essere sostenuti senza volumi di lavoro adeguati . Peccato che gli istituti di credito accettino quasi sempre soltanto le richieste dei soliti noti, tralasciando idee ed intraprendenza di molti che non portano in dote un nome, una storia o garanzie, elementi che alla fine però non hanno più lo stesso peso di un tempo, ma modelli innovativi,  che avrebbero bisogno di essere accompagnati da un punto di vista finanziario.

D’altro canto anche gli imprenditori sono giustificabili visto che investire in aziende che non si sa se renderanno mai qualcosa e nel caso abbiamo la fortuna di rendere, si troveranno poi a fare i conti con una tassazione fuori luogo, difficilmente sopportabile.

Ed allora quali possibili strategie ?

Oltre ai piani produttivi  e commerciali  che devono essere ben organizzati, l’equilibro di cassa di questi tempi rappresenta il fulcro dell’impresa. Pertanto una strategia comune dovrebbe passare per favorire una crescita della cultura finanziaria sia sul versante dell’impresa che su quello della banca.

L’imprenditore necessita ormai di un responsabile finanziario che gestisca il cash-flow, che possa rendere più autonoma possibile l’azienda dalle banche e anticipi i momenti di crisi di liquidità. Spesso il ruolo del responsabile finanziario in azienda, anche se presente,  viene sottovalutato a scapito dei progetti industriali, che dovranno comunque passare attraverso una pianificazione  anche da un punto di vista di flussi  di cassi. Così da fare entrare in gioco scenari finanziari a lungo termine, fino ad oggi troppo sottovalutati.

orizzontaleokAnche il sistema bancario dovrà sempre più organizzarsi,  sia  con personale con una solida cultura d’impresa che sviluppando canali di finanziamento alternativi a quello bancario; altrimenti potrà rischiare il ritorno al passato, con i problemi che ben tutti conosciamo .

L’ignoranza sul capitale umano e sul capitale finanziario è in costante aumento, ma con un forte impegno da parte di tutti,  dovrà essere arginata. Ecco alcuni tra i più importanti compiti che ci aspettano nel mondo del lavoro e delle imprese.

Nota: Le ultime due immagini sono state prese dalla pagina “Liquidità” consultabile al seguente link:

https://it-it.facebook.com/Liquidita

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