Bolgheri Stadium

Il lunedì di Pasquetta ultimo scorso ho fatto un giro con amici e familiari  lungo la Costa degli Etruschi, in Toscana. Arrivato a Bolgheri in provincia di Livorno , reso immortale dai versi di Giosuè Carducci …Davanti a San Guido…, il paese si manifesta come un antico borgo, molto ben conservato,  con botteghe artigiane e caratteristiche osterie che propongono prodotti tipici. Girovagando ai margini del centro storico ci siamo imbattuti nel campo sportivo locale, un piccolo impianto di paese,  un po’ trasandato, utilizzabile per attività amatoriali, particolare perché situato in collina,  immerso nel verde.  All’ingresso dell’impianto è posto un cartello, con una scritta  “artigianale”, che recita: BOLGHERI STADIUM.

Non so perché ma proprio quella simpatica e beffarda insegna mi ha fatto rimuginare considerazioni già sviluppate sul declino dello sport più amato dagli italiani.

Infatti come non vedere che il mondo del calcio in Italia  è sorretto più che dalle prestazioni,  dai quotidiani sportivi ( che sono una particolarità tutta italiana ) e dalle molte trasmissioni monotematiche tv e radiofoniche,  sia  nazionali che locali, che cercano di pompare un popolo di tifosi, sempre meno numeroso, che ancora si fa attrarre dai discorsi, che precedono e che seguono gli eventi. Tante chiacchere e pochi fatti, visto che le partite  quasi mai risultano emozionanti o almeno soddisfacenti.

Decidere di andare ad assistere uno spettacolo, perché il calcio oltre ad essere uno sport, una passione è pure uno spettacolo, dovrebbe equivalere, ai nostri giorni , come ad andare  al cinema, oppure a teatro. Invece da noi ciò è  impensabile. Per entrare in uno stadio , pur pagando biglietti molto “salati”, c’è da capire  a  quale regione appartiene la squadra ospite e tu dove sei residente, perché se la regione è la stessa e non  possiedi la tessera del tifoso,  non puoi entrare; oppure prima di accedere agli impianti devi far mente locale su cosa stai portando dietro, perché,   per esempio,  ombrelli con la punta di metallo e bottigliette di plastica piene con tappo,  non possono oltrepassare i cancelli. Per non parlare poi dei posti e della visuale che ti aspetta per assistere alle partite in quasi tutti i nostri  “stadium” . Troviamo spalti lontani dal campo, impedimenti dovuti a recinzioni in ferro o in vetro antiproiettile, reti protettive a maglie strette, oltre  posti a sedere ridotti, scomodi e sporchi, spesso senza copertura. Insomma  quasi tutto è rimasto fermo ad un trentennio fa.

Non  pensiamo minimamente che la soluzione dei problemi, con questi chiari di luna, sia la costruzioni di moderne strutture . Per l’appunto con l’avvicinarsi del mondiale, le notizie che giungono dal  Brasile, paese che organizza l’evento 2014 non sono per niente confortanti. Oltre che arrivare con il fiato corto perché in ritardo sulla costruzione degli stadi , in Brasile le ingentissime spese per impianti che saranno utilizzati ciascuno per tre o quattro match mondiali, non sono assolutamente giustificabili se confrontate con la miseria ed il degrado di interi quartieri, che  guarda caso spesso confinano con le stesse nuove strutture.

Ed allor, a sinteticamente,  cosa auspichiamo per l’imminente futuro del nostro amato sport :

–        che gli stadi attuali, se non siamo in grado di costruirne di nuovi, almeno siano “aperti”, con il superamento delle recinzioni , delle reti di protezione e di separazione, dato che è provato che   senza barriere tutti si sentono più responsabilizzati  ( e la sicurezza, potrebbe essere salvaguardata con telecamere a circuito chiuso e/o con steward adeguatamente preparati ) ;

–         che gli stadi attuali, anche con limitati investimenti,  siano resi  più confortevoli ed accoglienti, quasi a misura di famiglia, stravolgendo l’idea che  sono ambienti dove è necessario porre la massima attenzione per non avere spiacevoli sorprese ; 

–        che si punti su una reale attuazione di un codice etico per i calciatori da tenere in campo e fuori, in allenamento ed in partita, che porterà a sostenere l’intero ambiente sportivo , limitando così gli eccessi sulle tribune,  sulla carta stampata e sul web ;

–        che si possa superare con un  impegno mentale e fisico superiore all’attuale,  l’idea  che le squadre straniere corrono e si impegnano fino al novantesimo minuto sempre più delle nostre.

Ci sarebbero molte altre cose da dire ,ma lasciamo stare … cerchiamo almeno di gustarci questo finale di stagione …

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