Difendiamo le nostre bici

Con tanti problemi che abbiamo in Italia, penserete, questo lo mettiamo senz’altro in fondo alla classifica delle questioni da risolvere.

Ma lasciare la bicicletta in un posto comodo e sicuro per poco tempo o per giorni , è un’esigenza sentita dal ciclista. Ma non solo. Oramai il fenomeno dell’abbandono delle biciclette con la necessità di rimozione dei resti di quei mezzi che  rimangono stretti al  palo o alla ringhiera a cui erano stati legati , produce nuove incombenze e costi per le Amministrazioni pubbliche che dovrebbero oltretutto  aver cura dell’arredo urbano. E poi nel cittadino,  lascia quel senso di amarezza, visto che ormai ogni persona, deve stare sempre sul chi va là.

Il problema del furto di bici o di sue parti è quasi sempre connesso al parcheggio, visto che raramente si trovano rastrelliere in luoghi sicuri ( le così dette velostazioni o ciclostazioni ) dove poterle lasciare.

E’ proprio di questo che vorrei parlare.

Non è che sono qua per fare proclami o per dire di copiare quanto fatto in Giappone, dove  hanno inventato di  parcheggiare le biciclette mettendole sotto terra. I residenti possono lasciare le loro bici in una macchina che poi  le parcheggia e riconosce ogni bici grazie a un chip montato sulla ruota avanti. Basta comprare un abbonamento specifico ed ecco che il tuo mezzo a due ruote è protetto dagli agenti atmosferici, dalle  intemperie,dai vandalismo e furti.

Ma ci sono pure altre modalità, meno costose ed ugualmente valide a favore di una mobilità sostenibile. Raccontiamone alcune.

Come primo passo c’è da registrare come alcuni Comuni si stanno mobilitando per creare nuovi posti di sosta per le bici soprattutto presso le stazioni ferroviarie, della metropolitana, ai capolinea delle metrotramvie ed anche nei cortili interni alle scuole . Nuove realizzazioni ( le possibilità oggi sono svariate e  architettonicamente sono facilmente adattabili al contesto )  possono essere inserite su piazze pubbliche oppure su lotti di terreno non edificati,  tra le abitazioni. Ulteriori idee potrebbero venire da spazi come magazzini e depositi commerciali in disuso oppure il pianterreno o le cantine di un grande edificio pubblico o privato.

Proprio del privato vorrei parlare visto che con l’utilizzo di aree private  potrebbero aprirsi importanti possibilità . Per esempio alcuni Comuni si stanno indirizzando per  emettere disposizioni che permettono il parcheggio delle biciclette anche dei non residenti nei cortili degli stabili . Oppure si potrebbe pensare di creare nuovi posti di sosta per bici  sempre nelle superfici private, con la coperture di un giardino recintato, oppure l’utilizzo di una parte di garage sotterraneo per auto o semplicemente la trasformazione di un normale garage in deposito collettivo di biciclette, valutando pure la possibilità di aggiungere un piccolo spazio comune che possa fungere da officina, completo di utensili per la riparazione delle biciclette.

Questi servizi offerti dalle aree comuni di un condominio, verrebbero proposti contro il pagamento di una  tariffa . Tale introito potrebbe alleviare i gravi problemi finanziari che oggi gli amministratori dei condomini si trovano a fronteggiare, per la  copertura non solo delle opere straordinarie,  ma purtroppo anche delle spese correnti .

Ed allora crediamo che la diffusione sul territorio di depositi di prossimità ad un prezzo congruo, possa essere facilmente perseguibile in tempo brevi, con evidenti ritorni per tutta la collettività.

Basandoci su studi e pratiche dell’Olanda, il paese per eccellenza della bicicletta , limitare la distanza che gli utenti devono percorrere a piedi per ritirare la bici ad un massimo di 150 metri, come pure applicare tariffe annue che non superino i 90 euro ( mediamente 50 euro ),  sono fondamenti su cui iniziare a ragionare per passare dai discorsi ai fatti.

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