Bad bank

E’ di questi giorni la notizia che  Intesa S.Paolo starebbero seriamente pensando alla creazione di una “bad bank” interna, cioè una banca malata, sofferente. Se tale indiscrezione risulterà vera,  Intesa S. Paolo si può paragonare a quella persona che,  trovandosi ad un ricevimento importante, con tanti invitati, a tarda ora, quando la festa ormai è scemata ma nessuno ha il coraggio di andarsene,  è la prima che, dopo essersi guardata intorno senza trovare alcun appoggio , decide di “affrontare”  il  padrone di casa.  Si complimenta, ringrazia e saluta …. visto che l’indomani lo attenderà una giornata molto impegnativa. Così poco dopo anche tutti gli altri invitati, avendo trovato la strada già spianata, seguiranno il suo esempio ed in poco tempo la festa giungerà al termine.

Tutto questo perché da un paio di anni  si sente parlare, senza poi passare a fatti concreti,  sia a livello comunitario che italiano di “bad bank”. Proprio nei giorni scorsi anche il Governato della Banca d’Italia ha riproposto l’argomento. Per “bad bank” si intende una nuova banca o una divisione di una vecchia banca nella quale far confluire tutti i prestiti concessi alla clientela ed  incagliati , cioè che difficilmente potranno essere restituiti. Ciò potrebbe essere  un modo per liberare almeno nella forma, i bilanci degli istituti di credito, bilanci che fino ad oggi vengono redatti  “giocando”,  a seconda delle necessità contabili,  sulla presunzione di realizzo di buona parte dei  crediti che invece, purtroppo,  dovranno poi passare a sofferenza. Poiché tutte le banche hanno  il loro ben da fare  per bloccare i crediti deteriorati, prima di compiere azioni che portino a far scoprire all’intero sistema la reale consistenza di tali sofferenza, si  attendevano indicazioni a livello europeo o italiano,   o ancor meglio si pensava alla creazione di una “bad bank” unica per tutti, che gestisse al meglio questo difficile contesto . Ma  alla fine ogni stato sta adottando soluzioni che per svariati motivi non possono o non vogliono essere replicate  in altri paesi e quindi con l’approssimarsi dei controlli a cui  gli  istituti di credito, anche italiani, saranno sottoposti dalla Banca Centrale e dall’Autorità bancaria europea, giocoforza qualcosa è necessario fare. Ed Intesa SanPaolo pare sia la prima banca che uscirà allo scoperto . E tutte le altre la seguiranno a ruota ?

La questione dei crediti in sofferenza rappresenta il vero problema del sistema bancario italiano, anche perché non ci sono esatte stime sul totale dei crediti effettivamente incagliati. La speranza è quella che alla fine non ci siano brutte sorprese, vale a dire che le perdite su crediti non risultino ben oltre l’ipotizzabile, anche perché già oggi il tasso di copertura dei crediti  delle banche italiane è di almeno 10 punti inferiore rispetto alla media delle altre banche europee. Senza considerare che il sistema economico e sociale italiano  è ancora in grave difficoltà, con sempre nuove ripercussioni sui prestiti che la banca concede alle imprese ed alle famiglie.

Riusciranno le nostre banche a passare gli esami europei ?

Pubblicato in Notizie. Usa il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

19 + sei =