Alzi la mano chi ha beneficiato della crisi e della chiusura di imprese

La legge dice che i compensi sono in … percentuale all’attivo realizzato, alle dimensioni del passivo e, se l’attività prosegue, al fatturato e agli utili…

Flussi di soldi, i pochi rimasti nelle casse o nei beni da dismettere di attività disastrate, che in buona parte, lentamente sono confluiti o stanno confluendo nelle tasche di pochi noti professionisti; avvocati, commercialisti, consulenti di varia natura, i quali sono entrati nelle grazie o del Tribunale o degli imprenditori in difficoltà.

Tra coloro che hanno goduto e stanno godendo della crisi economica e finanziaria che ha investito in pieno le aziende, c’è un numero esiguo di  professionisti incaricati (curatori, commissari giudiziari, liquidatori, consulenti per la realizzazione dei piani di risanamento o per la ristrutturazione del debito), che nonostante i loro clienti siano finanziariamente a terra, arrivano a  percepire compensi di tutto rispetto (per usare un eufemismo).

E più riescono ad avere incarichi in grandi aziende o grandi gruppi e più ci guadagnano, senza limiti o tetti. Perché così vuole la legge, che se ne strafrega del senso della misura e dell’equilibrio. Noi ci limitiamo a dire che, in tanti casi, si arriva a cifre che non stanno né in cielo né in terra.  

L’esempio più eclatante è stato quello di Enrico Bondi, che in 26 mesi di incarico di commissario straordinario del gruppo Parmalat, alcuni anni fa,  ha incassato la “modica” cifra di 33 milioni di euro.

E’ giusto anche ricordare l’impegno dello studio che assiste il professionista e la responsabilità dello stesso nel compiere alcuni atti nello svolgimento dell’incarico, ma tale impegno e tale responsabilità la ritroviamo in molti altri lavori, che invece sono pagati con cifre parecchio inferiori.

Oltretutto i professionisti nominati si avvalgono sempre di collaboratori esperti ed altri pari grado a cui affidano specifici incarichi, che rendono più semplice la vita dell’ attore principale, i quali vedono però distribuite nel loro piatto solo porzioni limitate di una bella torta di compensi che è già stata quasi interamente decisa in favore di un unico soggetto.

Così buona parte delle somme che potevano essere destinate alla massa dei poveri creditori, se ne vanno per la procedura o per i consulenti che hanno redatto i piani, i quali, nella maggior parte dei casi, si reggono in piedi non con solide “fondamenta”, ma con veri e propri “stecchi di legno”.

Mediamente le procedere legali di chiusura delle attività nel nostro paese durano tanti anni ed alla fine il professionista incaricato dimentica anche la resa complessiva di quel particolare lavoro, visto che vengono incassati molti cospicui acconti, a cadenze irregolari.

Per la gioia dei professionisti della lobby dei libri in tribunale, sul territorio italiano le procedure per liquidare una società sono tanto complesse quanto onerose, ed il fallimento resta un marchio che accompagna tutta la vita dell’interessato, quando,  in molti altri paesi,  la stessa procedura è invece gestita in maniera più snella, oltre ad essere vissuta come un evento legato più che altro al rischio d’impresa.

 

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