Saldi: quell’istante di ebbrezza ormai perso

L’ebbrezza di sognare una donna, di immaginarla anche nella sua bellezza fisica è ormai svanita. Il web è pieno di proposte e di immagini senza veli di ogni genere, a luci rosse o artistiche che siano.

L’ebbrezza di visitare un luogo totalmente sconosciuto, viaggi indimenticabili, dove sarebbe possibile già in anticipo sognare ad occhi aperti, è in parte sostituita dalle tante esperienze vissute, raccontate, fotografate e filmate da altri, a disposizione di tutti.

L’ebbrezza di immaginare la prossima casa dove abitare o quella delle vacanze, è sparita, visto che i tanti video, gli home tour, ci raccontano in anteprima ogni angolo dell’immobile.

E così si potrebbe andare avanti ancora molto, ma a noi preme soffermarci per un momento sull’ebbrezza di un affare con i fiocchi, fatto durante i saldi, nei “luoghi caldi” degli acquisti.

Anche lo shopping sta perdendo anno dopo anno entusiasmo, l’adrenalina. Il brivido dell’acquisto nel periodo dei saldi, oltre le proprie possibilità ed immaginazione, sta anno dopo anno scemando.

Ed anche i commercianti ne fanno le spese, perché vedono ridursi notevolmente le vendite.Così giocoforza non ci resta che ripensare il modo di gestire i saldi ed i periodi dei saldi.

Le cause le conosciamo un po’ tutti.

Ormai ogni mese dell’anno abbiamo svariate possibilità di acquisto a prezzi ribassati, su ogni prodotto.Gli acquisti on line, il black Friday, i temporary shop virtuali o reali, tutto è alla nostra portata a volte a prezzi davvero convenienti, così che il periodo dei saldi nel commercio delle città ha perso interesse, nonostante si faccia iniziare sempre prima, formalmente o informalmente che sia.Possibile che i saldi invernali debbano cominciare di fatto appena dopo Natale, quando a volte l’inverno non si è ancora manifestato?

L’ ebbrezza di un sogno è svanita; difficile trovare ancora esperienze, come nel periodo dei saldi, che per un istante ci hanno fatto toccare il cielo con un dito! Agli esperti del settore l’arduo compito di farla ritrovare.

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Alla prova del nove del 26 gennaio 2020

Il nostro paese deve ritrovare la giusta strada.

Tanti uomini di buona volontà lo sorreggono, in qualche modo, anche se sono disturbati da tanti altri cittadini menefreghisti ed arroganti.

In giro c’è smarrimento visto che la politica attuale, di qualsiasi colore che sia, non sembra dare serenità all’Italia come pure non sembra dare risposte concrete sia nel breve ma soprattutto nel medio termine. Troppo poche e pure “soffocate” le figure all’altezza della situazione.

Pare che ognuno abbia la propria ricetta di come ritrovare la giusta strada, molto personale, quasi fatta su misura sulla propria persona e non per la comunità in cui vive.

Ma ritorniamo alle persone di buona volontà. Tra esse, mi piace citare l’anziano Mario Carraro, imprenditore veneto in pensione, novantenne molto pimpante, che dopo aver completato il passaggio generazionale ai figli del suo gruppo industriale, ormai a livello mondiale, che produce sistemi di trasmissione per mezzi agricoli e trattori, continua ad interessarsi attivamente, anche sui social, alla situazione italiana.

Carraro, lancia questo messaggio per i giovani raccontando un aneddoto:

Dovete rimanere freschi come le sardine appena pescate. Anni fa a Malaga, in un ristorante in riva al mare, mi spiegarono che le sardine hanno 24 qualità, ma ne perdono una all’ora. Voi le avete, fate presto, non perdetele. Se vogliamo un’Italia nuova serve qualcosa di fresco, di incontaminato.

Ed allora eccoci che ci avviciniamo a grandi passi alla prova del nove, anche per le stesse Sardine, citate da Carraro.

Se in Emilia Romagna alle elezioni del 26 gennaio prossimo, Stefano Bonaccini, governatore uscente del Partito Democratico respingerà l’assalto di Salvini, che ha scelto di puntare sulla senatrice Lucia Borgonzoni, una ampia fetta del merito, nonostante la buona gestione del suo mandato, dovrà andare, giocoforza alle Sardine. Che a quel punto dovranno acquisire una personalità ben definita.

Ma ricordiamoci bene, che una sconfitta di Bonaccini oltre a ridimensionare le stesse Sardine, volente o nolente potrebbe decidere in negativo anche il futuro del governo nazionale giallorosso. Ma non solo, la consegna dell’Emilia-Romagna alla destra potrebbe destabilizzare e disintegrare ulteriormente partiti e movimenti politici, che già hanno tanti problemi quotidiani da risolvere.

Insomma, se non lo sapevate, è bene capire che il significato delle elezioni regionali del 26 gennaio in Emilia-Romagna va ben oltre il contesto regionale, e gli scenari del Paese Italia saranno tutti da scoprire.

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L’esempio delle piste ciclabili

Il bradipo si muove, per sua natura, lentamente. Ma il bradipo ha la dote di essere anche simpatico.

L’Italia alla fine è come un bradipo, lenta, molto lenta nei movimenti per gli investimenti, per le migliorie, per le riforme, per l’uso delle tecnologie. Ma alla fine gli italiani sono pure simpatici, come per l’appunto lo è il bradipo.

Ma attenzione, il bradipo per essere così lento e macchinoso forse nel suo incedere lascia indietro tante cose che potrebbero essere annesse e connesse al suo programma. Così lo è il nostro paese.

Prendiamo per esempio il mondo che “ruota” attorno alle due ruote, o meglio dire, alle biciclette. Sembra un gioco di parole, ma non lo è.

Finalmente si è preso coscienza che Il mondo delle due ruote è importante sia come mobilità interna che come forma di richiamo turistico. E ci siamo mossi, lentamente, a macchia di leopardo, ma ci siamo mossi.

Lasciando da parte la città di Ferrara già all’avanguardia, in quanto capitale italiana delle due ruote, che alla porta d’ingresso della città ha pure il cartello “Ferrara città delle biciclette”, tanti altri centri stanno investendo per riqualificare vecchie piste ciclabili e aggiungerne nuovi tratti. Gli investimenti per costruire reti di piste ciclabili con adeguata segnaletica cominciano ad essere corposi rispetto alla media degli investimenti complessivi.

Ben fatto!

Ma attenzione, come un bradipo lento e macchinoso che non può controllare e gestire tutto al meglio, così anche l’organizzazione legata agli investimenti sulle piste ciclabili del nostro paese, manca in qualche particolare, non di secondo piano.

Ad esempio: si creano piste ciclabili, ma per far loro posto tante volte si cancellano parcheggi auto, importantissimi per il cittadino, in quanto mancanti ovunque. Cittadini che rimangono con il cerino in mano, perché non si prevedono nel breve tempo nuovi parcheggi e non si migliora il trasporto pubblico che scoraggi all’uso dell’auto.

Ed ancora: se si vuol puntare sulle due ruote, nelle aree dove ci dovrebbe essere una forte concentrazione di biciclette, queste devono essere posizionate in parcheggi per biciclette pubblici (che in giro difficilmente si trovano), dedicati, ben organizzati, comodi e soprattutto sicuri. Perché di rastrelliere ce ne sono di tanti tipi, ma di sicuri, cioè dove vi è permesso di fissare con una catena o un cavo di sicurezza la struttura portante del mezzo, non ve ne sono molti in giro. Perché, se non blocchi la struttura della bici a qualcosa di fisso, per esempio se blocchi solo la ruota, ti possono portare via il mezzo e lasciare la ruota.

Ed oltretutto il timore di furti e vandalismi scoraggia le persone dall’usare questo mezzo oppure le spinge a utilizzare biciclette vecchie e malridotte, che danno veramente poca soddisfazione.

Ed una discreta catena antifurto (perché no da poter portare in detrazione in dichiarazione dei redditi, visti i costi!) con un valido porta biciclette è l’antidoto più efficace per difendersi dai ladri (ogni anno si stima che in Italia avvengano più di 1.200.000 furti di biciclette).

L’esempio delle bici è uno dei tanti. E’ vero, alla fine si arriva anche noi, tardi ma si arriva, ma il male è che spesso cancelliamo o ci dimentichiamo qualcos’altro di altrettanto utile.

Le nuove generazioni che un giorno governeranno il paese ne devranno tener conto.

 

 

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Abbiamo diritto ai botti ed ai fuochi d’artificio!

Sapete cosa dovrebbero trasmettere al popolo le istituzioni, la scuola, le comunità, la scienza, l’informazione ecc. ecc.?

Prima di tutto il buon senso, poi la conoscenza e la consapevolezza, per far sì che ogni individuo possa avere tutti gli strumenti necessari per decidere con la propria testa, per raggiungere quel livello di autodeterminazione essenziale ad affrontare la vita personale e comunitaria.

Ma siccome negli ultimi anni le caratteristiche di cui sopra si stanno lentamente perdendo perché le istituzioni, la scuola, le comunità, la scienza, l’informazione ecc. ecc. sono in altre faccende affaccendati, a chi ci governa non rimane altro che emettere provvedimenti di divieto.

Divieti di qui, divieti di là, per cercare di limitare, perché, come già detto, il buon senso, la conoscenza e la consapevolezza a volte latitano e gli eccessi e gli usi eccessivi, su ogni cosa, alla fine fanno male all’individuo ed alla comunità.

Ma continuando a vietare, saremmo presto tutti bloccati in casa, dalla mattina alla sera.

Prendiamo per esempio una tra le questioni più frivole: i botti ed i fuochi d’artificio a Capodanno.Ogni anno sempre più comuni con l’avvicinarsi del Capodanno emettono ordinanze di divieto assoluto di usare fuochi d’artificio, botti, petardi, razzi ed altro materiale esplodente.

Diciamocelo francamente: come si fa a vietare i fuochi d’artificio? Quale passaggio storico c’è stato in questa malinconica vita, per cui ciò che da bambino ci faceva impazzire di gioia, come i fuochi d’artificio, oggi è divenuto un tormento, per l’anima e per i Sindaci?

E’ chiaro che sparare fuochi d’artificio non certificati può essere azzardato, che sparare fuochi d’artificio in mezzo alla calca di persone è pericolo, come pure non è neppure da pensare di sparare con la pistola per festeggiare il nuovo anno.

Ma scusate: vietando i fuochi si pensa di avere meno feriti? Neppure per sogno; vietando i fuochi d’artificio si emette solo un divieto all’autodeterminazione.

Perché l’importante sarebbe non vietare ma poter autodeterminarsi, dopo aver acquisito la giusta consapevolezza; quella consapevolezza che la società dovrebbe trasmetterci, assieme a tutti gli strumenti necessari per decidere.

Stefano Bortoli

 

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… Siamo nati per vivere insieme …

La sensibilità, la correttezza, l’alto livello di preparazione, il rispetto per le istituzioni e per il popolo sono alcune delle doti possedute dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, personaggio pubblico che rappresenta al meglio le nostre istituzioni.

12° Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 3 febbraio 2015, Mattarella a febbraio prossimo sarà al quinto anno del proprio settennato (periodo di tempo di sette anni di durata in carica di ciascun Presidente della Repubblica Italiana).

Quasi 5 anni trascorsi intensamente, per le tante problematiche politiche interne ed internazionali.

Ma a noi, del Presidente, piace evidenziare un aspetto che, apparentemente secondario, dal suo insediamento, si ripete con cadenza annuale.

La premiazione di testimoni civili dei valori della Repubblica. Operatori sociali, a volte lontani dalla politica, dalle istituzioni e dalla gente che conta, che nel silenzio del loro impegno quotidiano, operano per il bene comune.

Decine di premiati, cittadine e cittadini che si sono distinti, che dal 2015 ogni anno ricevono onorificenze al Merito della Repubblica Italiana.

Uomini e donne, a volte degli ultimi, che come recita il comunicato del Quirinale … si sono distinti per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nel soccorso, nella cooperazione internazionale, nella tutela dei minori, nella promozione della cultura e della legalità, per le attività in favore della coesione sociale, dell’integrazione, della ricerca e della tutela dell’ambiente.

Così il Capo dello Stato non cessa di individuare, ogni anno, tra i tanti esempi presenti nella società civile e nelle istituzioni, alcuni casi significativi di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani

Perché come lo stesso Presidente ci dice … Siamo nati per vivere insieme…

Davvero una bella iniziativa, che dà speranza, fa quasi commuovere e sprona a migliorarci.

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La casacca dei parlamenti

Mi spiace, ma torniamo ancora una volta su questa questione, perché è un bel nodo, ma in qualche modo andrà affrontato e sciolto, altrimenti l’ingovernabiltà sarà perenne e mai potrà arrivare una svolta ed un miglioramento del paese.  Molti non saranno d’accordo su quanto andiamo a scrivere, perchè ci sono posizioni abbastanza distanti.

L’Articolo 67 della nostra costituzione recita:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Questo articolo fu scritto dai padri fondatori della Repubblica, vista la storia, per garantire sempre la democrazia e la libertà di espressione agli eletti del Parlamento. In parole povere si voleva garantire che rispetto alle indicazioni del partito o del programma elettorale, fosse legittimo cambiare idea e che non si fosse obbligatoriamente vincolati. Cioè i parlamentari devono restare liberi di pensare ed agire.

Ma da noi negli ultimi 15 anni molto è cambiato e tante cose sono degenerate. Tra queste anche il passaggio di un parlamentare da un partito ad un altro ed a volte nella stessa legislatura, ad un altro ancora.

Destra, sinistra, centro, tutti i colori diventano uguali. Si cambia casacca soprattutto in base alla propria convenienza, oppure si progettano nuovi partiti appena eletti in Parlamento, dopo aver sfruttato un gruppo che garantiva l’eleggibilità. Vabbè liberi, ma così davvero si esagera.


Ed ogni volta che si pensa alla questione del vincolo di mandato salta fuori l’esempio del Portogallo, che applica una regola unica, ma molto interessante.

Nel paese lusitano, in qualsiasi momento, si perde il mandato parlamentare se ci si iscrive ad un partito diverso rispetto a quello con il quale si è stati eletti.

Vuoi cambiare partito durante il tuo mandato parlamentare? Benissimo, però sai che sei estromesso dal Parlamento per quella legislatura. Poi ti puoi ripresentare senza problemi alle future elezioni con il nuovo partito. Altrimenti c’è un possibilità di restare in Parlamento. Sempre abbandonando il partito con il quale si è stati eletti, ma rimanendo come indipendenti.

Cioè fino alla conclusione della legislatura il parlamentare non può iscriverti ed operare per un nuovo partito, ma non è più soggetto alla disciplina del gruppo parlamentare precedente e gestisce il suo incarico secondo coscienza, ma con una casacca neutra.

La norma portoghese mi pare onesta, equilibrata e democratica, e soprattutto facilmente applicabile.

Io ci farei un pensierino, ma il male è che chi la deve votare è lo stesso Parlamento e visto il degrado… forse la zappa sui piedi non se la vuole tirare nessuno…

Insomma, mutare il proprio pensiero è legittimo e talvolta doveroso. Ma c’è modo e modo di cambiare casacca.

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Per il 2020 ci vuole coraggio, ma basta ipocrisia!

Basta l’ipocrisia benpensante. Ci vuole coraggio.

La stragrande maggioranza dei nostri politici ormai si rivolge ad un popolo quasi assuefatto a concetti “concreto e subito”, quando invece, soprattutto nelle periferie, i guai sono davvero tanti e di difficile soluzione.

Tutti i colori dei Governi hanno portato soprattutto insuccessi; solo qua e là si è visto qualche piccolo beneficio, ma attribuito solo in dosi minime.

La sinistra democratica italiana non è riuscita ad elaborare proposte coerenti con la propria storia. E’ nelle periferie che la politica di sinistra ha fallito, ed è nelle stesse periferie che oggi la protesta sta monopolizzando il voto, soprattutto con i partiti di destra.

Gli ideali della politica di sinistra sono in fondo alla via, o meglio la rappresentanza politica della sinistra è quasi sparita, anche se nella vita politica la sinistra esiste ancora.

E la destra invece, che sta per sfondare, manda avanti tanti slogan (modifica dei trattati europei, pugno duro contro gli irregolari, abbassamento delle tasse ecc.) che sembrano non essere supportati da studi di fattibilità realizzabili.

Quello che è vero è che la nuova povertà, povertà urbana, nel silenzio si è fatta avanti, perché in Italia si è vissuto sempre con manovrine e governicchi. Sempre.

Bisogna ripartire da zero, con un gruppo di persone, una classe dirigente non solo nuova ma soprattutto preparata e non ipocrita, con profonde basi di democrazia e di diritti civili, che si interroghi sul destino dell’Italia e dell’Europa e che progetti interventi strutturali a medio raggio.

Dando l’esempio, operando con correttezza e giustizia, con provvedimenti intelligenti a lungo respiro, così che anche il popolo, lentamente, nel tempo, modificherà il proprio carattere, che non appare certo dei migliori.

Si utilizzi finalmente la bussola e venga consegnata a persone che non usano maschere diverse a seconda delle situazioni, ma soprattutto che siano coraggiose, per districarsi in questo mondo di ipocrisia.

Questo è il nostro augurio per l’anno che verrà.

La Redazione di Fuga dal Benessere

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Solo istituzioni credibili

La parola giusta forse è “caos”. La politica italiana ha conosciuto tante volte situazioni di confusione, quindi oggi ci troviamo di fronte a niente di particolarmente nuovo.

Al Governo, all’opposizione, nelle coalizioni tra i partiti di Governo o in quelle di opposizione, all’interno degli stessi partiti, vecchi o nuovissimi che siano. E’ un caos, che aumenta le paure e conferma le debolezze di un paese, il cui popolo è lasciato a se stesso.

Nel Governo attuale, ma anche in quello precedente ed in tanti altri passati, ogni mese un problema, ogni mese sempre la ventilata ipotesi che qualcuno possa “staccare la spina”.

Mancano persone responsabili in tanti ruoli chiave del Governo, pochissimi sono i leader politici responsabili, con difficoltà si trovano in Parlamento persone qualificate, prudenti, che ragionano solo per il bene comune del nostro Paese.

Ed i pochi che si lanciano nel denunciare attività di malgoverno e malagestione nei tanti uffici pubblici, locali o nazionali,  anziché essere presi da esempio e promossi vengono puniti, perché la connivenza ed il caos alla fine favoriscono il sistema corrotto italiano.

Ed allora come uscire da questo caos? Chi potrà mai mettere in ordine la nostra pubblica amministrazione, i nostri dirigenti pubblici e gli eletti?

Il Presidente della Repubblica fa quello che può, ma cambiare le cose dall’alto non è mai semplice. In genere per cambiare c’è bisogno di cominciare dal basso, dalle fondamenta. Se non si sistemano quelle, tutto traballa.

Per me una speranza forse c’è. A molti non piacerà, nessuno sa se e come andrà avanti, ma una flebile speranza io la intravedo.

L’idea esplosa quasi per gioco con le Sardine, lanciata e portata avanti da, Mattia, un giovane come tanti altri, trentaduenne spigliato, di Bologna, può sembrare il nulla, ma per me contiene lumi importanti per tutti.

Mattia ed il gruppo di persone che si sono ritrovate a Roma sabato 14 dicembre 2019 non hanno parlato o sparlato di politica o di provvedimenti. Hanno messo giù solo i primi sei punti del loro pensiero.

Che per me, almeno i primi cinque, potrebbero essere le nuove fondamenta di una rinnovata storia politica italiana. Forse sognerò, ma mi piace sognare ed elencarli, perché si possano leggere con attenzione:

  • chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica, invece di fare campagna elettorale permanentemente;
  • chiunque ricopre la carica di ministro comunichi solamente sui canali istituzionali;
  • trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network, sia economica, sia comunicativa;
  • il mondo dell’informazione protegga, difenda e si avvicini alla verità e traduca tutto questo sforzo in messaggi fedeli ai fatti;
  • escludere la violenza da toni e dai contenuti della politica in ogni sua forma ed equiparare la violenza verbale a quella fisica;
  • ripensare il decreto sicurezza, c’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura

Che dire? Sogno o follia, No, come dice Mattia, solo istituzioni credibili.

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