Andiamo oltre confine

La cultura italica del dopo Prima Repubblica ci ha arretrato su posizioni pressoché nazionali. La politica ed i media lentamente ma progressivamente nel tempo hanno ridotto al minimo le notizie ed i fatti internazionali. E non troviamo la scusa, per favore, che poiché la politica estera era più o meno demandata agli organi della Commissione Europa, l’interesse allora era scemato!

Attenzione bene, mai come in questa fase storica di epidemia mondiale Covid-19 è necessario andare oltre i nostri confini. Dobbiamo capire i meccanismi di politica internazionale, dobbiamo tenere in considerazione fatti e situazioni che si stanno evolvendo nel mondo, che prima o poi porteranno degli stravolgimenti di vita a tutti, anche nel nostro piccolo Paese.

Tante volte, troppe volte, la stampa italiana (per non parlare della politica!) ha trascurato questo tipo di notizie; e non essere a conoscenza di quanto accade nel mondo, ci impedisce di leggere con la dovuta competenza tutta una serie di questioni che riguardano poi la vita delle persone ed anche gli stessi diritti umani.

Ecco solo tre esempi.

Abbiamo letto per esempio che in Medio Oriente anche alcune monarchie del petrolio sono in grande difficoltà (per esempio il Kuwait non ha più soldi per pagare i dipendenti pubblici, in Barhein il debito pubblico ha sfondato quota 100%)? Si sarebbe mai potuto immaginare?

Conosciamo come l’Europa cerca di arginare ma soprattutto come cerca di risolvere il problema umanitario dei flussi migratori? Fermarsi alla notizia di un’azione di respingimento di un barcone sulle nostre coste non può bastare! C’è bisogno di essere informati se esiste o non esiste una strategia europea, meglio ancora mondiale, che dia speranza anche ai disperati di poter vivere sufficientemente anche sui loro territori e dia respiro ai paesi che li ospitano!

Sappiamo che Londra, la City dell’Europa o forse del mondo, da marzo si è spopolata, è diventata una città fantasma? Gli uffici continuano a essere deserti, i caffè chiusi, poca gente in giro, il traffico sui mezzi pubblici si è ridotto del 70 per cento. L’intero sistema economico su cui si reggeva la capitale britannica è entrato in crisi, visto che era basato sull’idea di concentrare milioni di persone nel centro della città, alimentando l’indotto.

La politica ed i fatti internazionale sono molto più che un semplice punto di vista. Andiamo allora oltre confine perché persone più informate saranno persone più preparate e curiose. E la curiosità è la prima forma d’intelligenza.

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Giustizia è Democrazia?

Giustizia è Democrazia?

La risposta è “ni”, perché la Democrazia prevede che governi chi ha il maggior numero di consensi, non chi ha ragione, chi è capace e soprattutto onesto. Ma la Giustizia può essere anche e soprattutto il “termometro”, necessario per misurare il “tasso” di Democrazia presente in un certo contesto. Questo sì.

Se già prima della pandemia la Giustizia si muoveva con la lentezza di un bradipo, favorendo quanti puntavano sul mimetismo, con il Covid-19 essa si è completamente bloccata, almeno fino a metà maggio. Dopo,  lentamente, qualcosa si è mosso, qua e la in questo o quel Tribunale, per volontà o intraprendenza di pochi, o per la fortuna di non aver persone contagiate negli uffici;  poca cosa rispetto alle necessità ed alle urgenze di un sistema profondamente malato.

Così abbiamo assistito e stiamo assistendo al blocco delle udienze sia civili che penali, ai tribunali vuoti, al divieto di accesso alle cancellerie. Sono in qualche caso si sono svolti dei procedimenti urgenti da remoto grazie al ricorso alle tecnologie telematiche.

Con la conversione del Decreto-Legge sulla pandemia avvenuta il 25 giugno alla Camera, contenente varie misure relative alla Giustizia, è stata posta fine con un mese di anticipo alla chiusura delle udienze e al loro obbligatorio rinvio. Ma il sistema stenta a ripartire.

E questo non è un problema che riguarda solo gli avvocati, che non riescono a lavorare, ma riguarda ancor di più tutti i cittadini che hanno bisogno di giustizia.

Vivere in un ordinamento dove le regole (norme) sono disattese o se violate non ripristinate (senza applicare sanzioni ai danni di chi le ha trasgredite), significare vivere in una democrazia solo apparente.

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Vista da fuori: schizofrenia da rientro a scuola

La scuola sta per ripartire, in presenza, chi prima chi dopo, forse, ovunque, in Italia. Il nostro, è bene saperlo, è stato il Paese che ha chiuso gli istituti scolastici prima di tutti e che li riapre dopo di tutti.

Orari di entrata ed uscita, trasporti, mancanze di aule adeguate, mensa scolastica ed orario lungo, sovraffollamento, cattedre scoperte, gestione dei disabili, lavoratori così detti “fragili”: tanti dubbi che acuiscono la tensione tra i genitori, gli operatori scolastici e gli Enti locali, nel periodo Covid-19; tutto questo in attesa della riapertura delle scuole.

Ma dalla sponda del Governo si rassicura che lo scudo penale per i dirigenti e gli insegnanti nel caso di contagi in classe è realtà, che ci saranno i dispositivi di protezione, che le lezioni saranno con i banchi di ultima generazione e che la maggior parte delle cose saranno organizzate ed a regime. Mentre i partiti all’opposizione soffiano sul fuoco di chi protesta.

Come dice il Governo la ripartenza della scuola è una priorità assoluta per il Paese; troppo importante visto il lungo periodo di chiusura. Ma come sappiamo e possiamo vedere, la gestione quotidiana delle scuole è difficile in tempi “normali”; figuriamoci oggi con il pericolo del contagio !

Sembra quasi che ci stiamo avvicinando ad una prova di sopravvivenza anziché ad una riapertura della scuola. Si vedono e si sentono tante forme di alterazione nel modo di percepire, di pensare e di comportarsi, come nei casi di schizofrenia. Sì, dall’estero da più parti valutano il nostro avvicinarsi all’apertura delle scuole come schizofrenico. Tra eccessive tensioni ed altrettante eccessive rassicurazioni, i giorni trascorrono cercando di aggiustare l’aggiustabile;  e si va avanti, in attesa del fatidico giorno.

Non so se anche all’estero c’è stata qualche tensione con la riapertura degli istituti scolastici; ma quello che è certo che da noi caos e polemiche stanno montando giorno dopo giorno.

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Le parole magiche

Il periodo Covid-19 è davvero complicato in tutto il mondo, oltre le normali difficoltà che giornalmente si incontrato anche senza dover gestire una pandemia.

L’Italia in qualche modo fino ad oggi ha retto, un po’ per le iniziative sanitarie, un po’ per la responsabilità del popolo, un po’ per i piani “tampone” del Governo.

Tra poco arriveranno dalla Comunità Europea importanti fondi per sostenere e rilanciare il Paese, ed il nostro ne beneficerà più di altri.

Le idee di intervento sono tante, ognuno ha la propria priorità.

Ma su una, credo che tutti possiamo essere d’accordo, perché alla fine potrebbe essere la meno costosa e la più redditizia.

Semplificare e sburocratizzare, ecco le parole magiche per il nostro Paese. Parole già usate e riusate in passato da tutti i partiti, di destra, di centro, di sinistra. Ma nessuno è ma riuscito nell’intento, anzi se nulla c’è ognuno ha aggiunto del suo per complicare il sistema ed ingrandire il problema.

Stavolta l’occasione è davvero troppo ghiotta, perché questo è un anno terribile ma potrebbe anche diventare un anno straordinario, per la rinascita di una nazione stretta tra le tenaglie di burocrati e di burocrazia. In ogni campo, in ogni settore. Si va dal fisco, alla scuola, all’urbanistica, alla sanità, alla giustizia, allo sport, ecc. ecc.

Gli italiani sono stati responsabili durante il picco della pandemia; perché non lo dovrebbero essere nel caso di un allentamento normativo e di una deregolamentazione, che renda più fluidi i processi decisionali ed attuativi, per arrivare a benefici oggettivi e pratici ben superiori alle nostre più rosee immaginazioni?

Semplificare e sburocratizzare, queste sono le parole magiche dal quale è necessario ripartire con urgenza, prima di decidere dove e come investire nel Paese. Ora è davvero giunto il tempo delle riforme, il popolo non può più aspettare, la situazione è delicata.

Le forze e le menti in ogni campo ci sono, basta ascoltarle.

Vanno riscritte tante regole, tutte strategiche e strutturali, ma vanno riscritte in forma semplice, chiara e soprattutto in poche pagine, che obblighino il cittadino a minimi e semplici adempimenti. In ogni settore.

Questo è un anno terribile ma potrebbe divenire anche straordinario.

Sta a noi decidere.

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Io lo avevo detto che quell’idea era una ganzata…

Io lo avevo detto agli amici ed ai miei familiari che era stata davvero una bella idea, forse la migliore. Durante il periodo grigio di lockdown, di isolamento, di blocco totale a causa del Covid-19, il veder giocare a tennis due amiche, che hanno palleggiato tra di loro, stando ognuna sui tetti del proprio palazzo, tetti a forma di terrazzo, è stato davvero divertente.

Il gesto, spensierato, nella sua semplicità è stato geniale, forse il più geniale tra i tanti visti e raccontati nel periodo della pandemia.

Carola e Vittoria, due ragazzine del Tc Finale Ligure, vivono nella cittadina ligure in due palazzi dirimpetto e per il fatto di aver palleggiato in vetta ai loro palazzi (tra di loro c’era il vuoto di una strada), hanno ottenuto oltre 9 milioni di visualizzazioni sui social.

Amiche nella vita, compagne di allenamento,oltre alla fortuna di essere divenute famose sui social per questa simpaticissima iniziativa, hanno visto aggiungersi un ulteriore e forse inimmaginabile tassello.

Carola e Vittoria hanno ricevuto la visita, udite-udite, nientepopodimeno che di Roger Federer, il famosissimo campione svizzero, per tanti anni numero uno del tennis mondiale, che si è esibito assieme a loro sugli stessi tetti, alla medesima maniera, dopo essere atterrato con un jet privato al piccolo aeroporto di Albenga.

Federer su un tetto, Carola e Vittoria in doppio sull’altro, tutti intenti a mantenere “in vita” il palleggio e non far precipitare la pallina di sotto, sulle auto posteggiate ed in transito.

E tutto questo si è potuto fare grazie all’idea pubblicitaria della nota industria alimentare Barilla, di cui Federer è “ambasciatore”, che con tutta questa storia ha realizzato uno spot da record.

Io lo avevo detto che quell’idea era una ganzata.

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Italiani all’estero

Ma quanti italiani ci sono all’estero in questo periodo? No, non vogliamo raccontare delle vacanze degli italiani all’estero, anche perché quest’anno con il problema Covid-19 si racconterebbe ben poco.

Vogliamo invece far presente, vogliamo dare un’idea, di quanti italiani  sono residenti all’estero.

Quelli iscritti al all’ Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE), aggiornata al 2019, cioè quelli che hanno mantenuto la cittadinanza italiana, sono poco più di 5 milioni, meno del 9% del totale della popolazione (circa 60 milioni).

Non pochi, vero? E dove vivono?

Sul podio abbiamo al primo posto l’Argentina (circa 840mila), al secondo posto la Germania (circa 760mila), al terzo posto la Svizzera (circa 620mila).

Parecchi scalini sotto troviamo il Brasile (circa 440mila) e la Francia (420mila) e via via gli altri.

Impressiona la statistica che posiziona l’Argentina al primo posto, visto che si stiamo parlando di un Paese che si trova dall’altra parte del mondo e che per raggiungerlo le persone hanno compiuto lunghi viaggi in condizioni estreme, a costo talvolta della vita stessa.

Le statistiche ci dicono che la presenza italiana in Argentina è stata altissima soprattutto nei due decenni a cavallo del XIX secolo, anni in cui circa il 50% degli stranieri presenti in Argentina era di origine italiana e in alcune zone come nella provincia di Buenos Aires e quella di Santa Fe la loro presenza sfiorava il 30% su tutta la popolazione. A partire dagli anni sessanta il flusso migratorio si è drasticamente ridimensionato, ma si stima che oggi quasi il 60% degli attuali 45milioni di argentini possa vantare un legame di parentela diretta con l’Italia.

Con la crisi economica del 2001 l’Argentina ha definitivamente perso la speranza di diventare una tra le principali potenze economiche mondiali, così che si sono verificati due fenomeni correlati tra loro: la crescita esponenziale di richieste di cittadinanza italiana e l’inizio di un nuovo tipo di flusso: le migrazioni di ritorno.

Ma perché iniziò l’emigrazione proprio verso l’Argentina? Perché nel primo periodo molti emigrati ottennero proprio là una quasi inaspettata fortuna economica che ebbe risalto nel nostro paese, ma anche perché l’Argentina all’epoca poteva essere una patria di libertà per molti esiliati, in particolare mazziniani e personalità politiche che più tardi risultarono decisive nel Risorgimento italiano. Ma non solo, perché molti professionisti e commercianti attivi soprattutto nel settore della navigazione fluviale e marittima e nel settore agricolo, là si trovarono a loro agio.

Emigrare è un diritto, non è una fuga, è un’occasione per crescere e migliorarsi.

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Qualche buona notizia

Con l’avvicinarsi del picco dell’estate ci piace dare anche qualche buona notizia, che abbiamo trovato in giro, ma che è stata poco pubblicizzata. Notizie apparentemente un po’ strane, quasi uniche, ma che potrebbero rappresentare invece il nostro futuro positivo. Vedete che non hanno poi bisogno di essere commentate, pensiamo vadano assimilate lentamente.

Quella da cui dobbiamo cominciare, va esposta subito perché si parla dei primi, dei più ricchi al mondo, ed è questa. 83 persone, tra le più ricche al mondo (personaggi dell’Europa, del continente americano e dell’Oceania), udite udite, hanno firmato una lettera aperta, sollecitando i governi delle nazioni di appartenenza a tassarli di più per fronteggiare gli impatti derivanti dalla crisi causata dal coronavirus. Questi milionari, organizzati sotto le ali del progetto “Millionaires for Humanity”, sollecitano i governi di tutto il mondo a prendere in seria e rapida considerazione la possibilità di aumentare permanentemente le tasse alle persone come loro, cioè le più ricche del pianeta, perché attraverso la loro contribuzione venga garantito un maggior sostegno ai bisogni primari dei popoli (scuole, sistemi sanitari, sicurezza ecc.). E nel loro appello concludono con “È la scelta giusta. È l’unica scelta”. E da noi invece è una vita che la parola “Patrimoniale”, quasi come una bestemmia, viene e va.

Poi ci piace riprendere l’idea della sindaca di Parigi, la riconfermata Anne Hidalgo, che nella nuova giunta parigina ha scommesso, ovvero meglio dire vuole esplorare, il piano ideato dal Professore della Sorbona Carlos Moreno, nominando un assessore donna per un nuovissimo concetto di urbanismo. L’assessorato si chiamerà “Città del Quarto d’Ora”. Dal titolo non è poi che si capisce molto, ma il progetto di Parigi è quello di cercare di fare in modo che casa, scuola, lavoro e svaghi siano raggiungibili in 15 minuti a piedi o in bici. Cercare di ricucire una città frammentata, dove spesso il lavoro è spesso troppo lontano dalle case, dagli affetti, ecc. ecc. Questo l’intento arduo di una sindaca ecologista, divenuta famosa in tutto il mondo per le sue politiche a favore di una città con meno auto, più verde e più ciclabili, ideali con cui è stata rieletta alle elezioni parigine: trasformare la metropoli in un posto dove i cittadini potranno raggiungere i servizi e soddisfare i propri bisogni, dalla cultura, allo shopping, al lavoro, in soli 15 minuti, piedi o in bicicletta.

Come terza ed ultima notizia arriviamo in Italia, a Lecce, dove il docente Daniele Manni di informatica e imprenditorialità all’Istituto Galilei-Costa-Scarambone è tra i 10 finalisti 2020 degli Innovation and Entrepreneurship Teaching Excellence Awards (Premi di eccellenza per l’innovazione e l’imprenditorialità). Non è la prima volta che il docente conquista una top ten internazionale. La sua particolarità, pur essendo un professore di scuola superiore e non universitario, è quella di dedicare ore di lezione a materie non convenzionali come creatività e innovazione, con una tecnica di insegnamento diversa. Il suo credo è …Non viene spiegata alla lavagna cos’è una startup, cos’è un business plan e così via, ma si parte dall’individuazione di una micro-idea di impresa e si affrontano tutte le problematiche che man mano si presentano nella sua implementazione e crescita… Ed inoltre …Imparare a fare impresa serve a tutti: dà concretezza, stimola la creatività, vaccina contro il fallimento… 

Riusciranno i nostri “eroi” a vincere le loro difficili ma entusiasmanti sfide?

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I negazionisti e quei dubbi…

E’ proprio vero che quando nel caldo agosto del 2019 Salvini e la sua Lega revocarono il loro appoggio al I° Governo Conte, convinti di andare alle elezioni e di stravincerle, se ci pensiamo bene, tale accadimento fu un toccasana per il nostro paese, almeno a livello sanitario e sociale. Perché il II° Governo Conte (senza Salvini e la sua Lega), ha gestito bene una situazione complicatissima ed emergenziale come la pandemia Covid-19. Ci immaginiamo o no cosa sarebbe accaduto con Salvini al comando, negazionista per volere o necessità (questo è ancora da scoprire), collegato a movimenti bordeline europei ed extra europei fautori di una libertà che poteva costare ben più cara di quanto già è stato pagato in termine di vite umane, di pressione sociale e di soldi ? Immagino che forse saremmo ancora in alto mare, nell’emergenza assoluta, sanitaria ed economica, come lo sono ancor oggi le principali nazioni “negazioniste”.

A proposito di negazionisti, lunedì 27 luglio in una stanza del Senato, in una sede pubblica, non privata, c’è stato un convegno, promosso dalla Lega e dal senatore Sgarbi (che in piena pandemia, a marzo, rilasciava dichiarazioni del tipo: “Virus del buco del c**o. Andate in giro e non vi succederà niente”), incontro che ha raggruppato per l’appunto i “negazionisti del Covid-19”. Hanno partecipato persone della politica, della cultura e dello spettacolo, ma non persone atte a poter dare un’opinione di tipo scientifico.

“Eccessivo allarmismo”, “terrorismo mediatico”, “basta con l’uso della mascherina”, “il virus in Italia non c’è più”: ecco il fulcro del dibattito dei negazionisti del Covid-19, nonostante che nel resto del mondo ed in certe zone dell’Europa la situazione sia ancora o torni ad essere critica, a causa della pandemia.

Oggi come oggi possiamo anche essere d’accordo che il virus in Italia ha perso (forse per come è stato affrontato e trattato) molto della pericolosità, ma le precauzioni in questi casi non sono mai troppe (in attesa di un possibile vaccino), visto quanto accade ancora altrove.

E poi volendo anche essere totalmente liberi e spensierati, appena si mette piede fuori dai confini, a seconda del paese che vai, si incontrano ancora parecchie limitazioni.

Mi restano comunque due dubbi non di poco conto: cosa sarebbe successo con Salvini al comando del paese durante la pandemia? Queste azioni pubbliche dei negazionisti del Covid-19 in Italia, sono spontanee o fanno parte di un progetto più ampio che travalica i nostri confini, governato da soggetti che sono molto lontani da noi?

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