Viviamo in un tempo di promesse disattese

Chiunque si concentra per un attimo e si addentra anche un po’ nelle questioni della politica italiana, rileva che, nonostante gli impegni e le tante parole, i conti non tornano, come pure le promesse.

Ed allo stesso tempo se andiamo a rileggere gli atteggiamenti di forza, le tante promesse e le tante parole di molti leader stranieri, i conti non tornano e le promesse non tornano (ad esempio le guerre commerciali con i dazi di Trump, i fautori della Brexit ecc.).

Come pure se si guarda dall’altra parte, all’opposizione, non si scorge niente, non ci sono proposte o prospettive interessanti per la collettività.

Viene spesso da chiedersi: ma qual è il piano per il nostro paese?

La verità è che un piano non c’è. Non solo non c’è a 30 anni come fanno i cinesi, ma nemmeno a 5 anni. Non lo abbiamo.

Manca quel senso di direzione che ti fa vedere dove arriveremo.  Chi ci governa non ci offre nessuna indicazione e noi cittadini non possiamo che essere preoccupati di questo, perché nessuno lo sta ideando e realizzando e forse non si accorge neppure di tale mancanza.

E per le famiglie con ragazzi o per gli adulti che ne hanno la possibilità, non resta purtroppo, che guardarsi attorno e cercare di organizzare un nuovo modello di vita all’estero.

E poi vengono fuori altri dubbi, altre paure.

Come si fa a realizzare un unico piano per un paese così diviso al proprio interno, con enormi differenze tra nord, centro, sud?

 

Ed ancora: come si fa a realizzare un unico piano per un paese così sfaccettato, dove l’interazione fra istituzioni, famiglie, settore produttivo e settore del volontariato, varia da città a città, da regione a regione?

 

 

Pendiamo per esempio le ricostruzioni post terremoto. Quella del Friuli no è paragonabile a quella dell’Irpinia o dell’Aquila. Là, in Friuli, il rapporto di reciprocità e volontà comune ha permesso una rapida e ottima ricostruzione, mentre in Irpinia o all’Aquila, ciò non è avvenuto per diverse cause.

C’è bisogno di un piano condiviso da tutti da cui ripartire, perché i bisogni e le necessità non sono né di destra né di sinistra, sono di tutti; piano strutturale che, qualunque sia il governo in carica, deve andare avanti e deve essere sviluppato e verificato periodicamente, perché non rimanga ammezzato o tanto meno sulla carta.

 

Pubblicato in Economia -Lavoro, Politica - Scuola - Società e con Tag , , , , , , , , , , , . Usa il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

16 − 8 =