Venite gente: case ad un euro!

Le statistiche medie del mese di maggio 2018 ci dicono che i prezzi a metro quadro per immobili in vendita sono stati più alti nella regione della Valle d’Aosta ( € 3.061) e più bassi in Molise (€1.087). Ma questi sono valori puramente indicativi, perché nelle città, sopratutto nelle più grandi,  la realtà è molto più complicata. Per esempio a Roma nelle zone più centrali, si può arrivare a pagare anche € 6.500 a mq, mentre nelle aree di periferia difficilmente si scende sotto i € 3.000 mq; come pure a Milano le zone più importanti toccano anche € 8.000 per mq.

Insomma, è stato sempre difficile acquistare una casa senza avere una parte di disponibilità personali o familiari, ed ancor oggi, nonostante che i prezzi, per effetto della crisi, abbiano subito una certa flessione, persistono fattori negativi che non favoriscono un buon approccio al mercato immobiliare: – gli stipendi, che sono sempre più schiacciati verso il basso, con un costo della vita alto e mai in diminuzione; – il benessere (montato ad arte), che impone, ai più, ogni tipo di spesa, che alla fine riduce al minimo le riserve da destinare all’acquisto di una casa.

Ed allora come affrontare l’ostacolo dell’acquisto di un immobile, che a volte rappresenta il sacrificio di una vita?

Oggi, oltre ai sistemi (mutui, locazione con riscatto finale, aste ecc.) che tutti conosciamo, ce n’è un altro. Non è applicabileo ovunque, ma insomma, lungo tutta la penisola, le opportunità iniziano ad essere diverse.

Ci vuole però un po’ di intraprendenza ed  adattamento.

Il motto “case ad euro” sta cominciando a contagiare tanti comuni e sempre più numerosi cittadini, non solo italiani, ma anche stranieri. Rappresenta soprattutto un’iniziativa per cercare di fermare il degrado dei paesi a causa dello spopolamento.

Come funziona? In certi paesi l’Ente comunale ha organizzato che i proprietari di case (situate in paesi o zone un po’ disagiate)  sottoutilizzate o inutilizzate per i quali il bene rappresenta solo un costo, oppure  gli immobili da tempo abbandonati per i quali non è più accertabile la proprietà, possano essere ceduti o lasciati al Comune ad un prezzo simbolico, il quale Comune poi le inserisce nel circuito della case che possono essere acquistate ad 1 euro.

Alcuni esempi li troviamo a Gangi in Provincia di Palermo, Pizzone nei pressi di Isernia, Montieri e Fabbriche di Vergemoli in Toscana, Carrega Ligure vicino ad Alessandria, Patrica in provincia di Frosinone, Caprarica in provincia di Lecce, Nulvi in provincia di Sassari e, sempre in Sardegna, a Ollolai, nella zona della Barbagia.

Proprio su quest’ultimo paese c’è da fare un’annotazione. Sconosciuto ai più, l’iniziativa della case ad 1 euro ha attirato prima l’attenzione della tv Cnn, poi della tv olandese Rtl , che sta preparando un reality con 5 famiglie olandesi con bambini al seguito disposte a vivere nel paese per un po’ di tempo. 

Per chi è disposto a fare almeno un pensierino all’iniziativa, c’è comunque da mettere nel conto che, acquistando la casa ad un euro, ci si impegna a fornire un dettagliato progetto di ristrutturazione e rivalutazione della casa, a sostenere le spese notarili per la registrazione, le volture e l’accatastamento, a far partire i lavori dal momento dell’ottenimento di tutti i permessi, fino poi ad abitare l’immobile.

Intorno all’iniziativa c’è interesse, c’è fermento ;in tanti si stanno offrendo per acquisire gli immobili.

Chi si fa avanti, deve però analizzare e gestire non solo le questioni riguardanti l’immobile. C’è da valutare la distanza e la possibilità di lavorare abitando in paesi che spesso si trovano in zone disagiate, come pure deve capire come organizzare la vita non avendo nelle vicinanze servizi di primaria importanza, come ad esempio gli asili, le scuole, i supermarket.

Come dicevamo prima, l’occasione è ghiotta ma ci vuole tanto spirito di adattamento, ma anche iniziativa e disponibilità a ritornare alle origini, vivendo lontano dal caos ma vicino alla natura ed a un nucleo di persone, i paesani, persone forse semplici ma di cuore.

Che ne dite: Il gioco vale o non vale la candela?

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